lunedì, maggio 28, 2007

Di serpenti e di bastoni...

Mi intriga, vista l’interessante osservazione dell’amico Filippo di Cefalù riguardo il post precedente (la copertina del primo capitolo di “Chiron”), l’idea di spendere qualche parola sull’argomento “caduceo” anche al di fuori dello spazio commenti, in modo da chiarire ufficialmente il senso di certe scelte. Trovo sia molto utile, per un autore, conversare della genesi del suo fumetto e di alcuni aspetti formali. Tutto acquista un senso compiuto e i successivi lavori se ne gioveranno senz’altro. Sono tanti i dettagli che guardando una pubblicazione possono apparirci discutibili. Specialmente se si ricorre a elementi che hanno una propria storia e visibilità radicate nell’immaginario collettivo. Un esempio potrebbero essere le copertine della serie “Avatarispirate ai Tarocchi, per le quali il buon Sergio Algozzino scelse una lettura molto libera rispetto alle classiche icone esoteriche rappresentate nelle singole carte. Cosa che scontentò qualche appassionato conoscitore degli arcani maggiori. Oggi, è la mia scelta di ricorrere a simboli medici di origine mitologica a suscitare alcune perplessità. Per questo intendo parlarne diffusamente e spiegare le ragioni che mi hanno indotto a determinate soluzioni grafiche.

Abbiamo detto che la serie “Chiron” ha come protagonisti un particolare tipo di medici. Professionisti specializzati nel curare supereroi e tutti coloro che lamentano patologie legate in qualche modo ad attività superumane. L’immagine pensata per la cover del numero uno, sintetizza due punti di vista presenti nel racconto: l’occhio pubblico, quello dei media, che si destreggia tra informazione e sensazionalismo, e quello degli stessi scienziati, ambiguo e – solo in apparenza – distaccato. A far da collante a questi due concetti cardine è la figura centrale: un uomo alato (quindi più che umano) in lotta con qualcosa che sembrano serpenti, ma che potrebbero anche essere due tentacoli, forse meccanici (il Male?). Nella trasfigurazione della figura, questi elementi insieme disegnano un caduceo: il bastone di Ermes, simbolo di due forze speculari e complementari.

L’amico Filippo, studente di medicina, mi fa notare che il simbolo dei medici, a voler essere precisi, non è il caduceo (simbolo delle scienze farmaceutiche e del commercio), ma bensì il bastone di Esculapio (o Asclepio che dir si voglia): la verga con un solo serpente attorcigliato. L’osservazione è pertinente, ma non sposta di una virgola le intenzioni allegoriche dell’immagine di copertina. Infatti, il simbolo in questione non compare mai all’interno del fumetto. Il marchio usato dai medici del centro d’igiene metaumana è un altro, scelto appositamente per la serie. La picca-croce che è tutt’uno con il logo di testata.
La copertina di “Mali Estremi”, primo capitolo della saga del Chiron Center, nasce come tributo nostalgico (ovviamente con le debite proporzioni) alle cover firmate da Luigi Corteggi per le serie “Kriminal” e “Satanik” dell’editoriale Corno negli anni settanta, a loro volta vagamente imparentate con le splendide copertine di Urania del grande Karel Thole. Una galleria di illustrazioni psichedeliche che riassumevano in modo spesso simbolico e onirico il titolo dell’episodio contenuto nell’albo.
L’immagine di copertina di “Chiron: Mali Estremi” si propone, quindi, di sintetizzare due contenuti importanti. Il superuomo (l’essere alato) e le creature vermiformi (una minaccia con la quale l’eroe si sta misurando) che alludono al rapporto con le cure mediche. Infatti, il caduceo, oltre a essere simbolo della farmacia, è spesso confuso con il bastone di Esculapio, e altre volte si stostituisce a esso (specialmente nei paesi anglofoni) come emblema delle scienze mediche in generale. E’ noto che molte strutture mediche (anche italiane) ricorrono al caduceo nelle loro insegne, nella carta intestata e altro. Insomma, forse per un maggiore impatto estetico, forse per un equivoco filologico, il caduceo si trova a essere messo comunque in relazione, nell’immaginario popolare, con la medicina (o in ogni caso, attraverso la farmacia, con il mondo della sanità). Tornando all’uso che ne fa la copertina di Chiron, il caduceo è anche un riferimento esoterico al confine faustiano tra scienza e magia, raziocinio e passione, che sono i temi portanti della serie. Inoltre, dal punto di vista della comunicazione, la scelta del caduceo è giustificata anche da una maggiore immediatezza, dato che il bastone di Esculapio è molto meno noto presso le masse. In qualche sede di strutture mediche o farmaceutiche, il caduceo è rappresentato anche come un bastone alato con un unico serpente intorno. Una palese sintesi dei due simboli, dunque, per un’idea generale che li somma nel sentire popolare.

L’uso allegorico di questo simbolo sulla copertina di Chiron non è quindi un errore né una forzatura, ma una scelta estetica ben ponderata. Anche le valenze esoteriche a esso legate si sposano bene con i contenuti del fumetto. Pensato inizialmente come una sorta di “E.R.” supereroistico, a mano a mano che la trama prendeva forma, Chiron è andato assomigliando di più a “Twin Peaks”. Una serie sui supereroi, ma dove questi sono osservati da un punto di vista ambiguo e spesso controverso. Dove i misteri si intrecciano (come serpenti) e delicate questioni morali s’infrangono contro un muro di domande.

Un buon inizio, se pensiamo che il capitolo successivo s’intitolerà “La sindrome di Pandora, scomodando un altro notissimo nome della mitologia greca.

venerdì, maggio 25, 2007

La copertina di CHIRON

Non è un segreto.
Nonostante mi sia diplomato al liceo artistico (cosa che considero uno dei miei più grandi fallimenti)... io NON SO DISEGNARE.

Non mi sono mai arreso del tutto a questa evidenza, ma so bene di non poter competere con i numerosi talenti, più o meno rampanti, delle ultime generazioni. Compresi i personaggi dell'olimpo fumettistico cittadino, fondatori dell'ormai celebre Gruppo Trinacria e attivi presso la Scuola del Fumetto di Palermo. Quindi è con molta circospezione che imbocco questo sentiero, consapevole di tutti i miei limiti tecnici, ma desideroso di far ascoltare la mia voce e convinto di aver qualcosa da dire nonostante tutto.

In effetti, da una vita sgomito per essere uno scrittore, non certo un disegnatore. E questo benché non abbia mai abbandonato completamente la mia prima passione, sia pure con esiti modesti. Gli ultimi fumetti da me realizzati risalgono ai tempi della scuola. Esempi, già allora, di quanto mi premesse forgiare storie più che esprimermi con le immagini. Infatti, di lì a poco intrapresi la strada del teatro, scrivendo spettacoli che portavo sulle scene con l'aiuto di pochi amici. Ed è con spirito analogamente autarchico che "Chiron", la mia serie a fumetti di oggi, vede la luce. Il mio tratto è stato definito dall'amico Mauro Padovani "tra l'underground e il pop". Beh, nell'esprimersi è stato gentile quanto fantasioso, e il suo (nella speranza che il futuro non lo smentisca) è un complimento che mi ha dato molto coraggio. Verrà il tempo dei pomodori marci, è piuttosto probabile. Ma affronterò una cosa alla volta.

In alto si può vedere la copertina (ancora provvisoria) del primo numero di "Chiron", la seria "metasupereroistica" a cui mi sono dedicato negli ultimi mesi. La colorazione della cover sarà affidata a Francesco Gambino (altro autore che prende parte all'iniziativa "Freak Show"), mentre per le tavole ho scelto la soluzione della mezzatinta. L'immagine qui inserita è un primo esperimento di copertina a due colori, pensata nell'ottica di un'autoproduzione.

"Chiron", il titolo della serie, prende il nome dal personaggio mitologico di Chirone, saggio centauro inventore della dottrina medica e maestro di colui che sarebbe diventato il nume della medicina: Esculapio. "Mali Estremi" sarà invece il titolo dell'episodio pilota, in cui faremo la conoscenza di un insolito team di medici specializzati a occuparsi di individui con superpoteri. Il tutto collocato in un cosmo fittizio dove agiscono numerose controfigure di personaggi iconici del pantheon supereroistico. Eroi, che in "Chiron" avranno solo funzione di comparse, osservati al microscopio dai pionieri di una nuova e controversa branca della medicina. Per qualcuno costoro sono il domani della scienza. Per altri sono dei mad doctors, personaggi inquietanti quanto ambiziosi, e ci sono molte probabilità che alcuni di loro nascondano uno scheletro nell'armadio.

Le mie tavole (e questo farà storcere il naso a molti) nascono direttamente al computer. Eseguo a mano i primi schizzi e l'illustrazione viene ultimata in formato elettronico. Non esiste supporto cartaceo. Solo tanto lavoro con Photoshop e soprattutto INKscape, un ottimo (e consigliatissimo) software freeware di grafica vettoriale.

Qualcuno si potrà chiedere il perché di certe scelte, e se non era possibile una realizzazione meno naif. La verità è molto semplice. Quando si desidera produrre un fumetto, o si dispone di conoscenze adeguate con le quali dividersi i ruoli (sceneggiatore, disegnatore, letterista, ecc.) o si è costretti a rimboccarsi le maniche e svolgere tutto da soli, facendo quel che si può. Nella fattispecie, non avevo sottomano nessun disegnatore disposto a collaborare per pura passione, e non disponendo delle risorse economiche necessarie a ingaggiarlo, l'alternativa sarebbe stata solo rinunciare al progetto. Ecco, dunque, nascere il marchio "Freak Show" e l'iniziativa di un fumetto forse gobbo, ma che spera di avere il cuore grande.

Quel che seguirà è un'avventura tutta da scoprire. Per il sottoscritto e per chi vorrà leggermi.

Alla prossima.

venerdì, maggio 18, 2007

SPIDER-MAN: Non c'è TRE senza QUATTRO?

Finalmente ho visto l'attesissimo "Spider-Man 3". Dopo settimane passate ad ascoltare critiche pessime, ho potuto ammirare il nuovo capitolo cinematografico sulle avventure dell'Arrampicamuri firmato da Sam Raimi.

Ok. Dovrei esprimere il mio parere, adesso. Opinione che sarebbe facile sintetizzare con un "Ummm..." molto da fumetto.

Non voglio ripetere commenti già scritti o sentiti, non è il caso. La mia osservazione (molto stringata) sarà dunque la seguente.

E' imbarazzante vedere un film che si propone di essere introspettivo, attento a disegnare le psicologie dei suoi personaggi (con tanta melassa di sopra) e si perde in un bicchiere d'acqua quando si tratta di fornire logica e serietà alle trame principali (prima su tutte quella del simbionte). Tra inopportune citazioni da "The Mask" e cliché ormai stucchevoli ereditati dalle due pellicole precedenti (la pupa in ostaggio del villain, spenzolata su vertiginose altezze), "Spider-Man 3" sembra quasi rinunciare a dar vita a un vero film, diventando una mera rappresentazione di icone marvelliane tenute insieme da un inconsistente tessuto connettivo.
Tanta carne al fuoco per un risultato finale fatto soprattutto di fumo e di poco arrosto bruciacchiato.

Dal momento che pare si stia già discutendo di un quarto episodio, non è difficile (vista la piega) immaginare sin da ora una possibile trama. Eccola.

Il dottor Curt Connors, nel corso di un esperimento sulle lucertole, si trasforma in Lizard. La sua ricerca è mirata a far ricrescere il suo braccio mancante, ma Peter Parker (non importa come) resta coinvolto nel pasticcio, e dall'esperimento prende vita un suo clone (convinto in tutto di essere il Peter originale) che gli complicherà non poco l'esistenza con la fidanzata, la zia, il Daily Bugle. Nel frattempo, un avventuriero che si fa chiamare Kraven il Cacciatore arriva a New York con l'intento di sfidare l'Uomo Ragno. Lizard rapirà Mary Jane (immaginate le lappate di linguaccia bifida) in stile "Mostro della Laguna Nera" e la condurrà nella sua tana (non so dove, ma di sicuro molto, molto in alto). Naturalmente, tra una scazzottata e l'altra, ci saranno tante lacrime e strette di mano tra Peter e il suo clone (che - a causa di un intervento destabilizzante di Kraven - morirà eroicamente nel finale, salvando Mary Jane) e lo stesso dottor Connors, una volta che il buon cuore di Peter Parker sarà riuscito a far riemergere l'essere umano dal lucertolone.

Che ne dite? Ce n'è per tutti i gusti. Potrei anche aver colto nel segno.
In definitiva, "Spider-Man 3" presenta la logica di certi cartoni animati degli anni settanta, volti a mostrare personaggi e eventi spettacolari senza la preoccupazione di giustificarli veramente.
E' un peccato che la serie abbia preso questa piega.

giovedì, maggio 17, 2007

Civil War: Riflessioni su una "Guerra In... civile"

L’evento Marvel “Civil War”, dopo aver spopolato negli Stati Uniti, sta riscuotendo un discreto successo commerciale anche nel nostro paese. Tre uscite, finora, dei sette capitoli annunciati, sono andate a ruba.
Mentre la DC, forte della spinta del nuovo editore Planeta DeAgostini, contende il mercato alla concorrenza con una sfilza di titoli come non se n’era mai visti, il divo Mark Millar continua a far parlare di sé, e a orchestrare l’ennesimo “grande cambiamento” nell’universo supereroistico della Casa delle Idee. Ma è vera gloria? Non posso fare a meno di chiedermelo. A mio parere “Civil War” è un falso giro di boa. Una saga i cui presupposti sono irrimediabilmente compromessi dalla principale afflizione della Marvel, e cioè una continuity pretenziosa e complessa quanto contraddittoria, i cui nodi, in un racconto come questo, non possono che venire fatalmente al pettine.

La prima domanda che mi sono posto leggendo il capitolo iniziale della saga è stata quella di sempre: Perché nel mondo Marvel esiste questa dicotomia così netta tra mutanti (da sempre oggetto di discriminazione e paura) e supereroi d.o.c.? Ma soprattutto: Come fa la gente comune a distinguere un eroe mascherato non mutante da chi lo è, senza conoscerne origini e identità? E perché dovrebbe fare differenza, se a suscitare timore e diffidenza è il semplice fatto di possedere poteri straordinari?

In realtà, una vera spiegazione non esiste. Se non quella che le vicende di X-Men e compagni seguono binari narrativi caratterizzati in modo differente da quelle, per esempio, dei Fantastici Quattro o dei Vendicatori. Il problema è che secondo le norme di casa Marvel, tutti i personaggi vivono nel medesimo mondo, con tutte le contraddizioni del caso. La scelta è stata quella di far sì che i mutanti si dichiarassero neutrali, confinandoli al margine della trama. Ma l’inconsistenza delle motivazioni addotte (mai come adesso i cittadini dovrebbero volere le loro teste) pretende dal lettore una sospensione dell’incredulità da teatro dei burattini.

L’inizio, proposto come scioccante, di "Civil War" mostra una strage di minori causata dal criminale Nitro, come conseguenza di un’azione sconsiderata dei New Warriors, gruppo di giovani supereroi protagonisti di un reality show. Sorvolando sui parallelismi con il geniale X-Statix di Peter Milligan, dove la coniugazione supereroe-reality è arrivata prima e con risultati satirici più interessanti, consideriamo l’evento cardine che accende la miccia della guerra civile tra i superumani. Da decenni la storia Marvel ha mostrato catastrofi immani causate dai supereroi e dai loro avversari. Basti ricordare le carneficine causate ripetutamente da Magneto. L’affondamento di un sommergibile russo con la conseguente uccisione dell’intero equipaggio, l’onda elettromagnetica che devasta il pianeta in “Attrazioni fatali” mandando in tilt, tra le altre cose, numerosi ospedali, e la strage compiuta dal suo “doppio” nella run finale di Grant Morrison su “New X-Men”. Sono solo alcuni dei cataclismi che l’universo Marvel ha sofferto negli anni. Ci voleva dunque qualcosa di più “forte”, e si è optato per uno sviluppo morboso e accattivante come la classica strage degli innocenti. Evento che affretta la trasformazione in legge dell’ormai famigerato Atto di Registrazione dei Superumani.

Bene. Secondo questa legge, i supereroi sarebbero tenuti a registrarsi, rendere pubbliche le loro identità e diventare agenti governativi gestiti (e stipendiati) dallo Shield. Sarò di coccio (come dicono a Roma), ma la novità dov’è?

Il fatto che per tanto tempo le storie Marvel abbiano ignorato le implicazioni giuridiche degli accadimenti non significa che, a rigor di logica, queste dovessero comunque esistere. E a noi lettori la cosa è stata suggerita tra le righe più di una volta. Nell’universo Marvel è sempre esistita una contrapposizione (morbida, se vogliamo) tra eroi governativi e cani sciolti. I Vendicatori sono l’esempio più lampante di supersquadra ufficiale e per quanto si sia glissato per anni sugli aspetti amministrativi della questione, non si può negare che delle connessioni legali con governo e servizi segreti dovessero per forza esserci. In una vecchia storia vediamo addirittura il governo americano ordinare lo scioglimenti del gruppo. Come avrebbe potuto se questo non fosse stato più o meno direttamente alle sue dipendenze? Altro esempio è la squadra Alpha Flight, in Canada. Ma anche la seconda versione di X-Factor e l’ambigua Freedom Force erano gruppi di superesseri con il crisma della legalità. A questi si contrapponevano personaggi come l’Uomo Ragno o Devil, indipendenti e (come nel caso di Spidey) a volte non acclamati. Eppure, l’Atto di Registrazione ci viene presentato come un’assoluta novità. Quando l’unico elemento introdotto sarebbe, al limite, il giro di vite nei confronti dei vigilanti.
Un altro punto nevralgico. Perché imporre ai supereroi di rendere pubbliche le loro identità? Sarebbe come se i servizi segreti, nel reclutare nuovi agenti, pretendessero che questi prima mostrassero le loro facce in televisione. Non sarebbe pratico sotto nessun punto di vista. Pertanto, questo sviluppo sembra servire solo a introdurre uno degli scoop della saga: lo smascheramento pubblico di Peter Parker.

Altro aspetto fastidioso di "Civil War" è la presentazione delle unità repressive dello Shield. I superumani renitenti alla registrazione sono cacciati e catturati da squadre di agenti altamente specializzati e forniti di una tecnologia in grado di rendere inermi individui dotati di superpoteri.
Scusate l’ingenuità. Ma da quanto tempo esistevano queste brigate? E soprattutto, se sono tanto efficienti, che bisogno avevamo dei supereroi? Perché, in tanti anni di storia Marvel, non abbiamo mai viste questa superpolizia in azione contro i supercriminali? Non laddove il titolare della testata era qualcun altro, almeno (alla continuity si ricorre solo quando la si ritiene, a torto o a ragione, conveniente).

Per concludere, la frase simbolo della saga “Tu da che parte stai?”, suona particolarmente irritante. Per il semplice fatto che le caratterizzazioni di Millar non dividono i personaggi in due fazioni dalla medesima caratura morale. Il problema cruciale dell’ingrombrante continuity Marvel si fa tanto più pesante quando personaggi altrove eroici e simpatici, come Reed Richards o lo stesso Tony Stark, vengono descritti in "Civil War" come acritici collaboratori di un potere repressivo. Le loro scelte passate (e se ne sono accorti anche gli editor italiani) contraddice nettamente le loro posizioni all’interno di "Civil War". Ma c’è poco da fare, è il fardello della sacra continuity, nemica di logica e qualità. Così il racconto (e il lettore con esso) prende spontaneamente le parti di Capitan America e dei supereroi “ribelli”, tanto risultano odiose e conformiste le loro controparti.

Dopo un inizio appena interessante, gli attuali capitoli di "Civil War" stanno presentando l’ennesima scazzottata tra “buoni” a causa di forza maggiore. Il fatto più buffo è che la saga pretende di essere un evento che influenzerà il futuro di tutte le serie rinnovandole. E’ infatti annunciato che i Vendicatori (quelli governativi) continueranno a darsele di santa ragione con i Vendicatori Segreti (quelli ribelli) sulle rispettive serie al termine della saga madre. Un tripudio di novità, in cui i toni “maturi” che si vorrebbero infondere a questi fumetti consistono in poco più di un linguaggio crudo, in una maggiore violenza e in un atteggiamento “cool” dei suoi protagonisti.

Non c’è che dire, una vera rivoluzione. Altro che guerra civile.

lunedì, maggio 14, 2007

FREAK SHOW: un primo passo...

Ben trovati!

Ritorno sul mio blog dopo un’assenza di quasi un mese. Il mio precedente computer, purtroppo, è “morto” all’improvviso, falciato da un inesorabile sbalzo di tensione. Poveretto! E pensare che aveva solo due anni e mezzo. Ok, trascorso il lutto e rimediato un nuovo computer, passiamo a rimboccarci le maniche. Per circa trenta giorni sono stato tagliato fuori da questa piccola tribuna, e le varie stronzate su cultura di massa, società, fumetto, cinema e casini personali, invece di finire su queste pagine, sono rimaste a fermentare nel cervellino del sottoscritto causandomi qualche piccolo disturbo. Dalla costipazione alla dermatite, dagli attacchi di panico alle allucinazioni. Non sorprendetevi, dunque, se nelle prossime settimane mi troverete più schizzato che mai. Beh! Rompiamo il silenzio e cominciamo a parlare di un evento che mi preme molto.
Ho finalmente terminato la realizzazione del mio fumetto. Dopo mesi di lavoro, l’episodio pilota di “CHIRON” (questo il titolo della serie) è pronto.

Prima ancora di parlare del mio progetto, però, è necessario annunciare un altro evento: la nascita del marchio FREAK SHOW. Un logo e un nome che ho creato insieme a un gruppetto di amici con l’intento di dare vita a un cartello di autori indipendenti, dedicati a produrre fumetti insoliti, liberi dai condizionamenti del trend editoriale imperante, in cui l’unico elemento a ispirare il contenuto sia la personalità del suo autore. L’iniziativa sta partendo con la spinta di un gruppo di aspiranti fumettisti (disegnatori e sceneggiatori), ma non esclude, nelle sue linee di principio, che possa coinvolgere anche altre espressioni artistiche, quali illustrazione, fotografia, pittura o altro.


Le parole FREAK SHOW alludono esplicitamente a quella forma di spettacolo itinerante che esibiva fenomeni umani, come la Donna Barbuta o l’Uomo Serpente, per la curiosità di un pubblico in cerca di emozioni scioccanti. A essere mostri, nel nostro caso, saranno i fumetti e (senza offesa) i loro autori. Non parliamo, per intenderci, di fumetti che tratteranno necessariamente di vampiri o licantropi. La mostruosità, qui, è d’altra natura, non legata al genere che si vorrà trattare. Gli autori del nostro gruppo potranno apparire mostruosi, in qualche caso, per la scelta grafica poco ortodossa, o per un modo di raccontare fuori dalla norma, e anche per il vezzo di ricorrere a un’estetica non proprio omologata.
Non c’è, presso gli autori del marchio FREAK SHOW alcun proposito di provocare chicchessia o la pretesa di presentarsi come rivoluzionari della nona arte. Il nostro sentirci MOSTRI consiste nel non riconoscerci nelle griglie editoriali del mercato mainstream del fumetto contemporaneo. Nell’essere insofferenti alle norme che dovrebbero prescrivere la ricetta del materiale “pubblicabile”, e nel desiderio di farsi sentire al di là di qualsiasi limite.


In una realtà dove proliferano scuole di fumetto e piccole iniziative editoriali che assorbono la quasi totalità dei giovani talenti, sembra non esserci più futuro per la passione, la sperimentazione e il fascino del prodotto underground più spontaneo. Chi è fuori dal coro sembra essere condannato senza appello all’invisibilità. Ed è qui che nasce FREAK SHOW. Non come uno laboratorio editoriale, ma come un aggregato di autori esordienti che desiderano dire la propria con gli strumenti che hanno a disposizione, fregandosene delle regole del mercato e mettendo avanti a tutto la propria passione e il desiderio di raccontare. Un marchio che ciascun autore che aderirà all’iniziativa, potrà esibire sulle proprie pubblicazioni autoprodotte, sul proprio sito web, sul proprio blog, indirizzando i lettori anche alle produzioni dei colleghi. Insomma, un muto sostegno tra autori indipendenti che stanno muovendo i primi passi in questo difficile e variegato mondo.

“CHIRON”, il progetto di chi scrive, è un fumetto supereroistico seriale atipico. Anzi, non è affatto un fumetto supereroistico. E’ un fumetto dove appaiono dei supereroi, ma visti da un’angolatura insolita e deformante. Spesso grottesca. Un racconto del mistero che si propone anche come una riflessione su decenni di storia del fumetto di genere e sulla sua evoluzione nel tempo. Una soap fantastica, ricca di personaggi pittoreschi, ironia e colpi di scena.

Tornerò presto a parlare sia di “CHIRON” che di FREAK SHOW, con un elenco degli autori che tengono a battesimo l’iniziativa e dei loro lavori. Presto, sarà on line anche il manifesto di presentazione dell’iniziativa.
Un piccolo, timido passo è stato fatto. Un passo barcollante, da “freak”, da sgorbio che calca le tavole del palcoscenico accolto dall’urlo (forse sorpreso, forse sgomento) del pubblico. Quasimodo, creatura deforme dal cuore appassionato che si avventura nel mondo ostile per amore della sua Esmeralda.
Senza paura dei fischi, con orgoglio, sulla scena stanno per arrivare i mostri.

A presto. E non abbiate paura. ;)