lunedì, dicembre 21, 2009

X-Campus: a scuola con i mutanti

I lettori italiani lo hanno atteso a lungo con curiosità. In tanti, su Facebook e sui forum, trepidavano per  vedere sbarcare nel nostro paese la versione italiana dei mutanti protagonisti di "X-Campus", la serie commissionata dalla Marvel alla Red Whale, medesimo studio cui si deve il successo storico di "Monster Allergy", sempre a opera di Francesco Artibani. Un'attesa di qualche anno terminata in un modo forse  inatteso, con la pubblicazione della miniserie nella collana da edicola "Super-Eroi – Le Grandi Saghe". Scelta bizzarra, visto che "X-Campus" è attualmente l'unico titolo inedito finora pubblicato in questa collana, risultando anche discretamente fuori asse, per tono e contenuti, rispetto alle uscite precedenti. Soprattutto considerato il target cui la miniserie è destinata.

Infatti, ci troviamo davanti a un progetto del tutto diverso e per alcuni versi più ambizioso dei primi esperimenti italici svolti dalla Marvel negli anni trascorsi. “L'Uomo Ragno: Il Segreto del Vetro” e “Devil e Capitan America: Doppia Morte”, erano stati concepiti come racconti autoconclusivi, piccoli divertissemant firmati da autori nostrani di alto profilo (Tito Faraci ai testi, Giorgio Cavazzano e Claudio Villa ai disegni). Esperimenti interessanti, ma troppo circoscritti per lasciare un'impronta profonda. "X-Campus" nasce, invece, per poter crescere. Per svilupparsi di capitolo in capitolo, presentando alla fine un'architettura elaborata le cui radici affondano in una tradizione narrativa e grafica tutta italiana. Inoltre, a differenza dei già citati Devil e Spider-Man, affidati a Faraci, Cavazzano e Villa, i giovani mutanti di "X-Campus" sono stati immaginati per parlare a un pubblico di adolescenti, che conosce la saga degli X-Men soltanto attraverso le versioni cinematografiche o che vi si accosta per la primissima volta.

Francesco Artibani è uno sceneggiatore che non ha bisogno di presentazioni. Già con “Monster Allergy” si è ritagliato la sua fetta di popolarità, dimostrando di essere uno degli autori italiani più duttili, capace di gestire con disinvoltura un linguaggio di confine, dove l’avventura per ragazzi è scandita da invenzioni non scontate. Su "X-Campus", Artibani si è giovato della collaborazione di Michele Medda (Nathan Never, Legs Weaver), che firma alcune delle sceneggiature. Il risultato è un piacevole otto volante, in cui il vecchio e il nuovo si incontrano e si intrecciano con divertimento portando in scena i personaggi più carismatici della saga mutante. Artibani e Medda rielaborano il mito degli X-Men in modo da farlo ripartire da zero, pur seminando lungo il racconto una quantità di elementi iconici che strizzano costantemente l’occhio ai fans meno giovani. Un’ambientazione scolastica, popolata da mutanti adolescenti totalmente reinventati, e anche un nuovo teatro per l’azione. Sede di questi futuri X-Men non è la famosa “Scuola per giovani dotati” del professor Xavier, ma l’istituto della fondazione Worthington, che fa capo all’abbiente padre del giovane Warren, a sua volta mutante dalle ali d’angelo.

Davvero interessante l’idea di presentare Xavier e Magnus-Magneto (da sempre contrapposti) come due
docenti dalle diverse visioni educative. Insegnante di biologia e teorico della pacifica convivenza, il primo. Insegnante di storia e cinico manipolatore il secondo. Da notare il cambiamento di Magneto rispetto alla sua figura classica. Non più ideologo della lotta armata mutante contro ogni illusione integrazionista, ma rappresentante di un’élite che in virtù dei suoi poteri aspira a formare una nuova e spregiudicata classe dirigente. Altra curiosa variazione riguarda la macchina cerca-mutanti Cerebro (qui ribattezzata Cyberno) che nelle mani di Magneto anziché di Xavier, diventa il simbolo di un famelico potere orwelliano. La contrapposizione ideologica tra Xavier e Magnus, benché rivista secondo un’ottica più schematica, è descritta in modo vivace, e le scaramucce tra i due schieramenti di studenti contrapposti scandiscono con brio il procedere della saga.  Rogue conserva l’essenza del suo personaggio, prende qualcosa in prestito dal suo corrispettivo cinematografico, e si rivela un buon testimone per lo sviluppo della storia. Divertente la caratterizzazione impacciata di Ororo (“sembra il nome di un pappagallo!”) e delizioso il pingue e geniale Hank, forse il personaggio più vicino alla sua matrice originale.

Certo, "X-Campus" è un prodotto pensato per sdoganare presso lettori giovanissimi personaggi ormai entrati nell’immaginario popolare, e alcune soluzioni di comodo forse erano commercialmente inevitabili. Wolverine, qui chiamato semplicemente Logan, risulta la figura più stereotipata del cast. Trasfigurato in un adolescente dal carattere spavaldo e incline alla rissa, il personaggio conserva gli aspetti più superficiali del suo omologo adulto, ma senza mai brillare, neanche quando sfodera gli artigli, finendo alla fine della fiera col recitare il ruolo stravisto del bullo arrogante ma eroico. Il racconto, peraltro, inciampa alle volte in passaggi poco chiari che potrebbero risultare fastidiosi per il lettore meno giovane. Risulta nebulosa l’organizzazione della scuola, che si pensa fondata appositamente per i mutanti, ma nella quale sembrano comparire a volte anche studenti ordinari, del tutto inconsapevoli dei poteri dei compagni (la scena di Rogue in palestra). Alcuni passaggi hanno una dinamica oscura (se Scott non controlla i suoi raggi ottici, perché quando sente arrivare una crisi si toglie gli occhiali che dovrebbero schermarli?) e altri possono apparire gratuiti (il segreto di Jean Grey, che finisce col banalizzare un personaggio che già esibiva un restyling molto interessante). Ma è probabile che il target predestinato, quello degli adolescenti, non patirà alcun disagio da questi piccoli nei, giacché la vicenda si sviluppa in modo frizzante, e anche se alcune battute sono di grana un po’ grossa, la lettura rimane godibile. Bella la rivisitazione dell'esordio del Fenomeno, intrigante la caratterizzazione del giovane Kurt e divertente la sottotrama legata alle Sentinelle e al diabolico Trask.

I disegnatori Denis Medri, Roberto Di Salvo, Alessandro Vitti,  Gianluca Gugliotta e Marco Failla, riescono nel compito non facile di tradurre delle notissime icone Marvel in un linguaggio grafico che possa risultare gradevole tanto al quattordicenne che al lettore scafato, e pur conservando una riconoscibilità stilistica affatto personale, producono otto capitoli piacevolmente armonici. La colorazione di Sergio Algozzino, Fabio Bonechi, Cecilia Giumento, Giovanna Niro e Davide Amici, suggella un lavoro di squadra di per sé riuscito.
In Francia, dove è stato pubblicato in modo seriale, "X-Campus" è stato premiato alla diciottesima edizione del festival Bulles en fureur come miglior fumetto per ragazzi del 2008 nella categoria preadolescenti. Il premio è stato attribuito da una giuria composta da 600 ragazzi provenienti da tutti i distretti francesi. In Inghilterra ha già avuto un’edizione in volume, e così giunge oggi anche in Italia, in un formato in realtà penalizzante per il pubblico cui si rivolge, mentre in America (altro paradosso) non ha ancora visto la luce. Voci non confermate parlano di un ulteriore edizione italiana, sempre (e inutilmente) in versione paperback. Dall'introduzione dello stesso Artibani al volume si evince che l’intero progetto abbia avuto una gestazione travagliata, con molte modifiche alla trama in corso d’opera. Nella prima versione della miniserie, l’occhio alieno della vicenda avrebbe dovuto essere il giovane Scott Summers, protagonista della storia assieme al fratello Alex. Nella versione definitiva è diventato centrale il personaggio di Rogue. E' probabile che in quegli anni, poiché nei cinema di tutto il mondo stava uscendo "X-Men 2", la Marvel abbia chiesto espressamente che la giovane mutante, centrale nel film, diventasse la protagonista della serie. Detto fatto. E non è neppure un gran male. Quel che lascia sicuramente perplessi, è la scelta di presentare "X-Campus" nella collana "Supereroi – Le Grandi Saghe", in mezzo a opere già edite e dai contenuti rivolti decisamente a un pubblico diverso. Quasi ci si volesse cavare un dente, e zittire senza troppo impegno le tante voci che da tempo chiedevano la pubblicazione italiana di questo fumetto. Un peccato non poter scoprire l’effetto che "X-Campus" potrebbe avere sul suo pubblico naturale se presentato con la giusta cadenza e nella giusta veste. Una pubblicazione in albi che segua il modello di "Monster Allergy", e possa costruire nel tempo la sua vera base di lettori.



Nel secolo trascorso, il fumetto italiano ha dimostrato di saper dire la sua e di potere arricchire di sensibilità peculiari i personaggi iconici creati da Walt Disney. I quarantenni italiani di oggi sono cresciuti leggendo le avventure di Paperino e soci scandite al ritmo di un cuore autoctono. Sarebbe bello se la Panini Comics non lasciasse bruciare un’occasione per il rilancio in chiave italiana di un franchise ormai mitico. Un mito, quello degli Uomini X, oggi anche un po’ italiano, che aspetta solo – come il giovane Warren – di poter spiegare le sue ali.

Questa recensione è stata pubblicata anche su Fantasymagazine.



sabato, novembre 14, 2009

Willwoosh: le meraviglie di un cabaret fatto in casa

Il Web 2.0 non ha solo cambiato la faccia della rete, facendo evolvere la pura navigazione internautica e lo scambio di mail in vere e proprie comunità dinamiche, dove l'interazione è semplice quanto veloce. Sta modificando sostanzialmente le nostre abitudini e i normali meccanismi di comunicazione, a volte con esiti costernanti. Immaginate di essere informati tempestivamente di un evento familiare serissimo solo perché una lontana nipote, residente in America, aggiorna il suo stato su Facebook. La telefonata di prassi, quella fatta con tatto e destinata personalmente a voi, arriverà molti, molti minuti, se non ore più tardi. E questo con buona pace dei rapporti umani e della delicatezza. Alle meraviglie della tecnica, insomma, si intrecciano gli orrori. Siamo uomini e donne, in fondo, in balia dei venti del progresso, e usiamo questi moderni strumenti secondo il nostro personale bagaglio, secondo la nostra peculiare sensibilità. A volte in modo ponderato, altre purtroppo meno.

Un aspetto prezioso (chi l'avrebbe detto!) del Web 2.0 è il potenziale palcoscenico che fornisce al talento individuale. Blog, Youtube, Social Network, rappresentano una sterminata palude di contenuti condivisi e facce anonime in cui è facile affondare come nelle sabbie mobili. Per questo, quando casualmente, dando bracciate nella melma, ti trovi in mano una gemma, non puoi fare a meno di fermarti a tirare il fiato, e di lustrarla per scoprire quanto possa brillare. L'oasi sorge all'interno dell’arcipelago Youtube, e la bandierina porta scritto sopra il nome: Willwoosh.

Di lui non sappiamo nulla, se non che è giovanissimo, che vive a Roma e che si chiama Guglielmo. Il suo può essere definito un blog video, animato dai pensieri in libertà del suo autore. Ma in realtà il gioco si è spinto oltre, sconfinando dal semplice status di blog aperto ai commenti e trasformandosi in un vero e proprio canale di spettacolo. Un spazio di cabaret dalla potenza irresistibile, tanto più che ad animarlo è una sola persona capace di farsi letteralmente in quattro... cinque... e anche di più. I mille personaggi che vediamo sfilare, interagire e scontrarsi sono la medesima istrionica persona: Willwoosh-Guglielmo. Un piccolo genio del trasformismo, armato di un’arguzia e di una duttilità teatrale che lasciano senza fiato.
Partendo da riflessioni semplici e leggere (le pene d'amore nel giorno di San Valentino, i paradossi del cinema contrapposti alla vita di tutti i giorni, gli atteggiamenti molesti della gente) si salpa per una serie di esibizioni imprevedibili quanto deliziose. Willwoosh è un attore (non professionista) benedetto da una straordinaria vitalità artistica. Bastano pochi tocchi, una parrucca, una sciarpa, e il camaleonte Guglielmo cambia letteralmente pelle, mutando tono, voce, aiutato da una mobilità facciale che darebbe dei punti anche a un pezzo da novanta come l'attore Jim Carrey. I ruoli “in drag”, che tanto ricordano (e senza sfigurare!) le performance di Marcello Cesena, sono sicuramente il suo cavallo di battaglia. Andiamo dalla pulzella romantica e languida alla fatalona protagonista di soap opera che ripete come un disco rotto la stessa, stolida battuta. Dalle squinzie pettorute decise a sfondare in TV alle reginette del cinema horror incapaci di maneggiare una pistola anche se prossime a una morte orribile. Una galleria di maschere, macchiette e lazzi, condite da un copione frizzante e da una recitazione divertita in grado di travolgere come un’onda anomala.

Fate una visita al Canale di Willwoosh, e sottoscrivetelo. Scoprirete i problemi sessuali di Harry Potter, condividerete il trauma delle prime mestruazioni di una ragazzina, e riderete fino alle lacrime dinanzi alle cronache di ordinari imbarazzi quotidiani. E’ davvero difficile non essere conquistati da questo improvvisato ma curatissimo luna park. Esilarante la descrizione della scena di sesso cinematografico, in cui entrambi i protagonisti, incitati da un supponente regista, sono il solo scatenato Willwoosh, qui impegnato in una performance in cui il suo Io maschile si accoppia voluttuosamente con il suo alter ego femminile. Alla recitazione spontanea (ma efficace e coinvolgente) si affianca un uso furbo e competente della videocamera. I piccoli stacchi, i montaggi e i finti doppiaggi, sono quella spezia che rende i video di Willwoosh dei veri gioielli da conservare accanto alla collezione di Holliwood Party dei Broncoviz. Senza scordare l’ottima conoscenza della lingua inglese e i video, sottotitolati in italiano, destinati a un pubblico internazionale (qualcosa ci dice che il nostro amico non sia esattamente privo di ambizioni). Vedere per credere la videorecensione del film “Twilight” e la parodia tagliente delle sue scene chiave (inutile aggiungere che anche in questo caso, sia Bella che Edward, gli innamorati della pellicola sono entrambi Guglielmo).

Il canale Youtube di Willwoosh conta attualmente un numero spropositato di iscrizioni. I video che lo vedono protagonista sono condivisi su Facebook e altri social network. Di lui si parla sui forum, i commenti piovono, e persino le dichiarazioni d’amore. Willwoosh forse non se n’è ancora accorto, ma ci manca tanta così che diventi un fenomeno di culto. Sarei molto sorpreso se, tra qualche tempo, non vedessi Guglielmo fare il suo ingresso nel circuito dello spettacolo ufficiale. E sarei anche un po' triste nel non vedere tanta genialità valorizzata come merita. Davanti a fiumi di mediocrità televisiva, è dunque al web e alle iniziative spontanee che dovremo rivolgerci per cercare una ventata di aria fresca? Una presenza come quella di Guglielmo, con la sua comicità, starebbe bene in un programma della Gialappa’s Band. Ma anche in certi show di MTV. Certo, molto dipende anche dai sogni dello stesso Willwoosh e dalla portata della sua passione. La totale gratuità dei suoi show conferiscono al divertimento che suscita un gusto speciale, vivo e gratificante. Proprio perché animato da una naturalezza così libera e selvaggia. Possiamo solo ringraziare Guglielmo per i momenti di sano divertimento che ci regala (caspita se ne abbiamo bisogno!) e augurarci che tra le tante asperità la sua stella continui a brillare. Non importa come, non importa dove. La comicità, il divertimento, è arte. E Willwoosh ha già dimostrato di essere un artista completo, che il tempo e l’esperienza potranno solo arricchire.
Un delitto, ma soprattutto un assurdo autogoal, da parte di chi, pur potendo, non gli darà l’attenzione che merita.

venerdì, novembre 13, 2009

The Horribly Slow Murder With the Extremely Inefficient Weapon

Si presenta come il trailer di un film horror, ma è in realtà un corto presentato per la prima volta nel 2008 e da allora premiato in molti festival del cinema. Parliamo di "The Horribly Slow Murder With the Extremely Inefficient Weapon" ("L'orribilmente lento assassino con un'arma estremamente inefficace"). Divertentissimo corto scritto, prodotto e diretto da Richard Gale, che a noi italiani non può non ricordare lo pseudoregista Maccio Capatonda e i suoi improbabili film. La trama del corto cita elementi classici del cinema horror (l'assassino indistruttibile, la maledizione orientale) e mette in scena l'incubo senza fine di un poveraccio (dal profetico nome di Jack Cucchiaio) perseguitato da un allampanato figuro che lo tormenta brandendo la posata che porta lo stesso nome. Star del corto e vittima predestinata del peggiore degli orrori, è l'attore Paul Clemens, un ometto paffuto e angosciato in perenne fuga dal malvagio spettro armato di cucchiaio. Una fuga a rotta di collo che gli farà percorrere tutto il pianeta lasciando dietro di sé una lunga scia di sangue e terrore. Un magnifico divertissement, una parodia horror molto ben girata, un malvagio indimenticabile e una vittima con cui è impossibile non solidarizzare. Insomma, un cult.
Signori, ... il Cucchiaio!

mercoledì, ottobre 07, 2009

X-Men Forever: Il ritorno di Chris Claremont

Possiamo farci una croce sopra. Anzi, una X.
Dopo decenni di crisi infinite, retro continuity e versioni più o meno definitive che hanno devastato gli universi fumettistici, questa “ripartenza” degli Uomini X non dovrebbe impressionarci più di tanto. Siamo troppo smaliziati per farci sedurre da un paio di mutandoni nuovi che ospitano le stesse forme ormai cascanti. O no? In verità, un elemento di curiosità stavolta esiste, ed è il nome di Chris Claremont, storico artefice del mito mutante. Principale scopo del nuovo quindicinale X-Men Forever (niente a che vedere con la miniserie omonima del 2001) è quello di presentare uno scenario del tutto indipendente dall’universo Marvel delineato negli ultimi vent’anni, riportare il racconto al lontano 1991 azzerando quanto detto finora, e... stare a vedere che cosa Claremont avrebbe potuto raccontare se non avesse lasciato il timone della serie proprio all’apice del suo estro. Iniziativa dall’indubbio sapore nostalgico più che commerciale. Chris Claremont, idolatrato come deus ex machina delle serie mutanti per quasi quindici anni, aveva subito una caduta rovinosa quando, a ridosso dell’uscita del primo film dedicato agli Uomini X, la Marvel lo richiamò sulla testata che lo aveva reso famoso. Un flop che il buon Chris fatica tutt’oggi a farsi perdonare dai lettori più giovani, mentre chi ha conosciuto Wolverine e soci grazie alla sua penna non può che osservare speranzoso il ritorno del patriarca prodigo alla X-Mansion.
La nuova serie è stata preceduta dall’uscita di X-Men Forever Alpha, albo che ristampa i primi tre numeri della collana The X-Men, gli ultimi scritti da Claremont con un indimenticabile Jim Lee alle matite. Una tappa obbligatoria per legare passato e presente. O meglio, il nuovo presente, che d’ora in avanti si svilupperà su una linea parallela e totalmente libera. A Giugno del 2009, i lettori Marvel più maturi sono entrati nella macchina del tempo e si sono visti scaraventare in uno scenario distorto eppure familiare. Dove tutto ricomincia con un bacio...


Sarà bene dirlo subito. Chris Claremont sembra essersi scrollato di dosso la nefanda influenza della prima Image. La breve serie eXtreme X-Men, pubblicata in Italia su X-Men deLuxe, ha rappresentato per lui una sorta di palestra, e il vecchio leone è tornato finalmente a graffiare. Il suo stile, però, è fortemente ancorato a un trend narrativo classico, che deve molto al caratteristico crescendo delle soap operas e alla collaudata sequenza di misteri e tragedie tipiche del feuilleton. Tutti elementi che faranno la gioia dei veri nostalgici, ma che potranno risultare indigesti ai lettori cresciuti tra guerre civili ed eroi ultimizzati. Non a caso, sui forum italiani e stranieri, il dibattito è già acceso. Ma per i lettori americani la sentenza sembra già emessa.

Claremont è tornato. Viva Claremont.

E’ sconcertante (ma anche intrigante) pensare quanti eventi della storia X devono essere cancellati per accostarci alla lettura di X-Men Forever #1. Magneto è morto, scomparso nell’esplosione dell’asteroide M (alla fine del ciclo intitolato Magneto trionfante, in Italia su Gli incredibili X-Men #50), e la nuova missione degli Uomini X è recuperare l’accolito traditore Fabian Cortez, il mutante che ha irretito il signore del magnetismo causandone la morte. Ma questo è solo il punto di partenza di una corsa vertiginosa. Infatti, l’azzeramento di anni e anni di storie restituisce i personaggi alle loro vecchie caratterizzazioni, e regala loro una nuova primavera in cui tutto è possibile. E dove succede veramente di tutto nel giro di un paio di numeri.
Le origini di Wolverine, recentemente narrate, non corrispondono a verità. Scott e Jean non si sono sposati, così come Charles Xavier non ha mai rivelato al mondo la propria natura di mutante e il suo rapporto con gli X-Men. Gambit non si chiama Remy LeBeau, ma Picard, e il suo mistero è tutto da scoprire. La Bestia ha ancora il suo aspetto scimmiesco e Kitty Pride è di nuovo l’adolescente complicata di una volta. Una deviazione non indifferente, considerata la sacralità della continuity Marvel, che soltanto la dedizione di un antico fan della serie può accettare. L’effetto di spaesamento che causa l’inizio della lettura è però superato dal ritmo che Claremont imprime alle sue nuove trame, consapevole di non potersi perdere in eccessive chiacchiere. Il bacio iniziale tra Jean Grey e Wolverine sembra fuori luogo soltanto per un istante. Presto siamo costretti a ricordare che, negli ultimi mesi della prima gestione di Claremont, i due personaggi s’erano ulteriormente avvicinati (soprattutto nelle saghe Inferno e Programma Extinzione), scambiandosi segrete effusioni che dovevano pur preludere a qualcos’altro. Claremont compie infine il passo per tanti anni soltanto suggerito (non solo da lui, ma da tutti gli autori che lo hanno seguito) e si lascia alle spalle il tormentone sentimentale, conducendo il triangolo amoroso a uno sviluppo imprevedibile quanto drammatico.

Si potrebbe dire che Chris Claremont sia riuscito a recuperare lo stile di un tempo, ma con la marcia in più della velocità. I misteri si infittiscono di pagina in pagina, rammentandoci che lo status quo non è mai stato un problema per l’Omero mutante, pronto a sovvertire ogni certezza con shockanti colpi di timone. E’ così che, nel corso del primo story arc, vediamo improvvisamente morire uno dei personaggi più amati. E date le modalità, sembrerebbe che stavolta non potrà esserci ritorno. O forse sì? Sabretooth, nemesi classica di Wolverine, torna in scena, e stavolta non perde tempo. Affonda gli artigli, ferisce, si fa male, ringhia. Ma soprattutto, il suo vero legame con Logan è finalmente rivelato. E questo non ha niente a che vedere con quanto ci era stato suggerito altrove. Tempesta è tornata a essere una divinità dei venti tenace e selvaggia. Ciclope è il leader eroico e tormentato che ricordavamo, afflitto da un male d’amore ormai sul punto di esplodere. Kitty e Nightcrawler, tornano a unirsi alla loro vera famiglia, ed è un piacere vedere che hanno recuperato le loro vere personalità. Lo stesso si può dire per l’ambigua Rogue, mentre l’enigma di Jean Grey lascia intravedere all’orizzonte la temibile sagoma di Fenice. D’accordo, Grant Morrison l’aveva evocata nel suo celebrato ciclo di storie sulla serie regolare. Solo che stavolta una ragione per il suo ritorno c’è, e i personaggi se ne preoccupano finalmente come dovrebbero. Inoltre, il virus Legacy, che tanti mutanti ha mietuto per anni, non si è mai diffuso in questo nuovo mondo, ma una sconvolgente rivelazione, gelosamente custodita da Xavier, non lo farà rimpiangere.
Un’interessante novità è data dall’uso del personaggio di Nick Fury, il dirigente dell’organizzazione segreta Shield che ha le mani in pasta un po’ in tutto quello che avviene sotto i cieli Marvel. Dal momento che gli X-Men e la loro scuola non hanno mai fatto il coming out descritto da Morrison, è Fury e non Xavier a diventare portatore del messaggio di integrazione. Il primo passo, secondo il colonello dello Shield, dovrebbe avvenire attraverso una collaborazione pubblica con le istituzioni. Ed è per questo che Fury svolgerà un ruolo di supervisione nelle future missioni degli X-Men, contendendo così a Charles Xavier il titolo di referente per gli agenti mutanti.

Il disegnatore Tom Grummett è già stato “lapidato” da un gran numero di lettori italiani, che non hanno esitato a bollare il suo segno come datato. La vera notizia è questa: ciò che era classico fino a ieri, oggi è quasi underground. Quanto un tempo era innovativo, è stato superato dalle ricette commerciali di più facile digestione, è non basta dire che la classe non è acqua. Vedere cliché abusatissimi tornare nelle mani di un vecchio artigiano che ha contribuito a dar loro una forma, oggi è una boccata di ossigeno in un panorama marvelliano che mostra i muscoli, ma che puzza di latte rancido non appena spalanca la bocca.
In realtà, i disegni di Grummett (al quale, dopo la prima run di cinque numeri, succedono gli altrettanto classici Paul Smith e Terry Austin) sono perfettamente in sintonia con il tono generale dell’operazione. Un tratto supereroistico sincero e privo di compiacimenti, al servizio di una trama labirintica, vera protagonista della serie.
Unico neo di quella che sarebbe una piacevolissima sorpresa, è il fatto che – finora – Claremont abbia trascurato la presenza di un pugno di personaggi importanti, dei quali non c’è ancora dato sapere nulla. Naturalmente, la questione gli è stata già sottoposta dai lettori statunitensi, e la risposta di Chris non si è fatta attendere, in una recente intervista su CBR news. «Il vero problema,» ha spiegato Claremont «consiste nella griglia editoriale di un comic book di 22 pagine. Quando la Marvel decise di riportare in scena quasi tutti i personaggi del cast di X-Men, fu per varare una nuova testata su cui convogliarne la metà. Nello spazio ristretto di un’unica serie, devo per forza limitarmi. Questo non significa che fuori scena non accada dell’altro, e presto sapremo che cosa ne è stato dei personaggi finora assenti.»

Non si parla, al momento, di un’edizione italiana della serie, giunta già alla sua ottava uscita. I più interessati dovranno pertanto rivolgersi alle fumetterie che trattano materiale americano. Dopotutto, parliamo di un prodotto bizzarro e per certi versi controcorrente con le attuali regoli del mercato fumettistico. Il punto di forza, e cioè il ritorno di Chris Claremont, si basa sul carisma di un autore che negli ultimi anni ha compiuto alcuni passi falsi agli occhi delle nuove generazioni di lettori, finendo spesso con l’essere schernito al di là dei suoi effettivi demeriti. E’ probabile che in America il buon Chris conservi un pubblico di affezionati più consistente, e gli attuali consensi al suo lavoro presente sembra dimostrarlo. In Italia, il salto temporale (non solo di contenuti, ma di stile) potrebbe risultare più ardito. Può darsi che prima o poi questa serie trovi spazio nel sommario di X-Men deLuxe, o in qualche volume targato 100% Marvel. Viste le particolari peculiarità di X-Men Forever, la seconda possibilità sembra la più auspicabile. Una realtà separata, anche in volume, per chi non ha paura di ammettere che non tutto ciò che è anagraficamente giovane e fiammante merita necessariamente gli appellativi di nuovo e interessante.

Questa recensione è stata pubblicata anche su Fantasymagazine.

martedì, ottobre 06, 2009

Chiron a Lucca 2009 presso lo stand di Cut-Up

E' ufficiale. Anche quest'anno, CHIRON sarà a Lucca Comics and Games, edizione 2009, presso lo stand della Cut-Up. Ad aspettarvi troverete entrambi i numeri finora prodotti, intitolati "Mali estremi" e "La sindrome di Pandora".
Un ringraziamento sentito a Luca e a tutti coloro che sostengono quest'avventura a fumetti.

domenica, settembre 27, 2009

Bruno Bozzetto: La Libertà

giovedì, settembre 24, 2009

Bruno Bozzetto: Il bello della differenza