giovedì, agosto 30, 2007

Lo Scirocco in fronte, il Cervello nel cassetto...

Non è un post. Assomiglia di più a un messaggio nella bottiglia. Un grido esasperato da parte di qualcuno che il caldo lo sopporta davvero poco. Per tutta la vita è stato il mio grande nemico, e oggi, a quarant’anni suonati, quando le circostanze escludono il conforto del mare e delle vacanza, sono convinto che tenti di farmi la pelle. C’è poco da dire: sono un orso polare, il mio posto sarebbe nell’Artico, in compagnia dei pinguini. Da quasi due settimane, la Sicilia è nella morsa dello scirocco, e io semplicemente non vivo. Mi trascino al lavoro come uno zombi che non desidera nulla che non sia abbracciare il ventilatore.
Ci sarebbe ancora tanto da dire e da fare. Altri spunti per le deliranti strisce di “Swampy”, argomenti per post sul fumetto, sulla società, sulla cultura... “Chiron” sta venendo impaginato dal buon Maurizio Clausi, il quale mi ha assicurato che entro la metà del prossimo Settembre, il fumetto vedrà finalmente la luce. Il carnet sarebbe pieno, ma le idee si liquefanno, la volontà di fare evapora e le forze vengono meno mentre l'aria assomiglia sempre più a qualcosa da tagliare col coltello. Insomma, se per adesso regna il silenzio blog è tutto colpa del caldo. Questo odioso, maledettissimo caldo con il quale non ho nulla a che vedere. Il blog è in stand by perché il suo autore è in coma. No, meglio: in una curiosa forma di catalessi. Quello che scrive è il pilota automatico inserito subito prima di arrendersi allo stress e al sudore. Cercate di capire, oggi a Palermo si misurano 40° C, e nei giorni scorsi non era molto meglio.
L’estate volge al termine, ma il suo alito pesante tarda a ritirarsi. La Panini ha appena finito di pubblicare nel nostro paese la gestione di “Ultimates” realizzata da Mark Millar e Bryan Hitch. Che cosa pensa il blogger accaldato del deflagrante finale? Che la sua vecchia opinione non cambia. Mr Millar ha pensato bene di riportare in vita la traditrice Vedova Nera (dipartita qualche numero prima) solo per poterla far fuori una seconda volta in un modo ancora più coreograficamente turpe del precedente. L’evento Marvel “Civil War” si avvicina al traguardo, ma la noia e l’inutilità (tutti i suoi spunti migliori erano già stati trattati altrove con esiti ben più interessanti) avevano già stravinto. Resta il successo commerciale, forte dell’attuale trend americano, volto a persuaderci che per rendere adulta una storia di supereroi sia sufficiente una flebo di volgarità e cinismo. I notiziari assomigliano sempre più alla vecchia trasmissione “Abboccaperta”, dove la gente si scazzava senza venire a capo di nulla. Nel mondo, si inventano ristoranti dove i clienti, dopo aver consumato, possono sfogarsi facendo a pezzi piatti e bicchieri. Incredibile! Il “Palazzo da Rompere”, immaginato dal grande Gianni Rodari nelle sue arcinote “Favole al Telefono” è diventato realtà. Il film “Paprika, sognando un sogno” del regista giapponese Satoshi Kon, già autore di “Perfect Blue”, ha avuto la medesima sorte di altre notevoli pellicole di animazione. Palermo non lo ha visto neanche per un giorno nel più riposto dei cinema d’essay. Bob Allen, deputato repubblicano statunitense noto per le sue posizioni antigay, è stato arrestato per avere offerto venti dollari in cambio di sesso orale a un poliziotto in borghese incontrato in un cesso pubblico. L’interessato nega, ma i fatti sembrano inoppugnabili.
E infine? L’effetto serra evidentemente peggiora. La guerra in Iraq continua, e anche la caduta di credibilità del gran troiaio italiano...

Riusciranno i nostri eroi a resistere al gran caldo?

La risposta... alla prossima sudata!

mercoledì, agosto 01, 2007

Pregiudizi quotidiani

E’ successo di nuovo. E ancora succederà. C’è stato un tempo in cui, noi italiani, ci credevamo, ingenuamente, un popolo immune al concetto di razzismo. In realtà, la virtù non era nostra, ma della nostra sostanziale distanza dalle altre etnie, anche se qualcuno tra noi, in mancanza di capri espiatori più esotici, era comunque in grado di lasciarsi andare a commenti non proprio brillanti su chi proveniva dalla provincia. La distanza felice, però, si è andata riducendo con gli anni. Oggi le nostre città sono sempre più cosmopolite, e il peggio del sentire umano schizza fuori incandescente come da un bricco sulla fiamma.
Il caso di questi giorni della donna romena accusata del tentato sequestro di un bambino davanti uno stabilimento balneare di Isola delle Femmine, vicino Palermo, e oggi scarcerata dopo la ritrattazione della stessa testimone (in realtà l’unica ad essere stata davvero presente) che avrebbe dovuto incastrarla, ci mostra ancora una volta quanto siamo piccoli. Quanto ci riesce difficile affinare i nostri strumenti di giudizio, e a quanto siamo lasciati soli, in un paese che ci impone di pagare un canone altissimo per poi stordirci a forza di reality show e notiziari basati su una maratona di dichiarazioni non stop più che su fatti documentati.
Lo dice qualcuno che non è un esempio di misericordia, che non ha simpatia per i nomadi e per il loro stile di vita, ma è disgustato ancor di più dalle manifestazioni di intolleranza e dal facile strillare “Alle streghe!” sulla base di pregiudizi che non hanno alcun fondamento se non qualche leggenda metropolitana. Perché era giù accaduto. Proprio in questi stessi termini. Ed è probabile che accadrà di nuovo. Forse perché crediamo ancora all’esistenza dell’uomo nero. Ci fa comodo crederci, ma non sappiamo realmente riconoscerlo. Tante volte, per strada, mi è capitato di sentire una madre rimproverare il proprio bambino che tende ad allontanarsi dicendo: "Ora arriva una zingara e ti porta via”. Un castello di paure, verità falsate e vere castronerie che cresce di generazione in generazione.
La donna romena, pare, non fosse neanche una vera nomade, ma solo una straniera residente a Trapani. Quindi ancora una volta la paura, il pregiudizio e la mancanza di razionalità hanno scatenato l’ennesima rivolta popolare contro il diverso. Il capitolo è concluso, ma il quadro generale rimane preoccupante. Non solo per quanto riguarda il relazionarsi con gli zingari e la mitologia che li segue come un’ombra. Purtroppo siamo ancora immaturi, ignoranti e codardi. Per non buttarci via abbiamo bisogno di deprezzare qualcun altro. Come il distinto signore incontrato qualche giorno fa sull’autobus a Palermo. Un cittadino davvero gentile e caritatevole, che chiama a gran voce il piccolo nomade con la fisarmonica perché accetti la sua offerta, ma si ritrae infastidito non appena un gruppo di ragazzi di colore, con fare molto più educato dei giovinastri locali, sale sulla vettura. Questo senza reprimere l’insulsa frase di rito: “Vorrebbero comandare loro, adesso!”
Sempre più spesso, sento individui ignoranti usare le parole “omosessuale” e “pedofilo” come se fossero intercambiabili. Quel che prevale è il disprezzo e l’insulto, con buona pace dell’informazione. Come oggi, tra i tavolini del bar, a proposito della scarcerazione della donna romena, il commento che si è levato più alto degli altri è stato: “Così ci riproverà con un altro bambino” (Sic!).
Che fare? Siamo piccoli. Non cresciamo.
Peggio.
Non vogliamo proprio saperne di crescere.

Swampy: Empatie

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