sabato, marzo 28, 2009

Marvel e DC: Basta che sia sangue...

Lo so. Rischio di fare la figura del vegliardo bizzoso. Del nerd stagionato che mal digerisce la confezione di alcuni fumetti odierni. Ma non posso farne a meno. Mi urge, e devo dirlo.
Mi sono rotto le scatole. E soprattutto, sento il bisogno di cambiare una dieta ormai invariata da anni. A far da detonatore sono due uscite da fumetteria di questi ultimi giorni. Una di casa Marvel, l’altra targata Dc-Vertigo. La versione “attualizzata” del Foolkiller sulla collana “100% Marvel”, e il terzo volume di “The Exterminators”. Letti quasi contemporaneamente, con risposte emotive piuttosto differenti. Si tratta in entrambi i casi di fumetti dai contenuti duri, che si presentano come letture destinate a un pubblico adulto. Studiate per essere provocatorie e disturbanti, ma in termini molto diversi tra loro. Vediamo perché.
Foolkiller” (in Italia, per un po’, lo hanno chiamato “Insanicida”) era un oscuro personaggio sfornato da Steve Gerber per la Marvel degli anni 70 e apparso come ospite in un paio di testate senza lasciare nessuna impronta significativa. Personaggio demenziale privo di vero spessore, era un vigilante folle armato di una pistola in grado di disintegrare qualunque cosa. Sfoggiava un look che lo faceva sembrare una via di mezzo tra un cow-boy e un giullare, e di solito passava il tempo a farsi sconfiggere da altri vigilanti più carismatici di lui. Fu protagonista di una miniserie personale che in Italia fu pubblicata in appendice al “Punitore” della Star Comics. Fatto profetico, considerata l’attuale rilettura del personaggio. Sì, perché questo “Foolkiller”, protagonista del volume autoconclusivo intitolato “Il paradiso degli sciocchi”, con il suo antenato ha in comune soltanto il nome. L’autore di romanzi polizieschi Gregg Hurwitz, chiamato dalla Marvel a “clonare” Garth Ennis sulla nuova serie del “Punisher”, prende in mano il personaggio e...

Per quanto ancora ci faremo prendere in giro?

Penso sia capitato a tutti. Molte volte nella vita. Acquistate un prodotto qualunque. Un alimento, una bevanda o un dopobarba. A seconda del frangente e delle vostre finanze, in seguito, comprate un articolo analogo ma con una diversa etichetta. Lo mangiate, bevete, lo usate, per poi notare senza troppi dubbi che state mangiando, bevendo, usando il medesimo prodotto già acquistato in passato. L’unica differenza sta nell’etichetta. Questo “Foolkiller” è un fumetto che grida da ogni sua pagina disegnata da Lan Medina che la Marvel, nonostante l’abbondanza di proposte, sta attraversando la più nera delle sue crisi creative. “Follkiller” è “Punisher”, né più né meno. Con la medesima silhouette, la stessa rabbia irriducibile, e l’ormai consueto e noiosissimo corredo di sangue e sadismo. Unica differenza (?) è la scelta delle armi bianche. Al kalashnikov si sostituisce la spada. Bello, eh? Per quanto le pallottole possano fracassare, volete mettere una lama che va su e giù con tanto di carosello sanguinolento? E via con mutilazioni spettacolari, sbudellamenti, arti tritati, in una monotonia cromatica che più rossa non si può. La noia trionfa in un racconto noir traboccante di stereotipi, dove la violenza si fa stucchevole nella sua decerebrata prevedibilità. La lettura è talmente ingenua che il marchio sulla copertina “Riservato a lettori maturi” fa persino un po’ ridere. “Riservato a lettori diciottenni” suonerebbe magari più onesto.
Diverso il discorso per “The Exterminators”, interessante serie di Simon Oliver e Tony Moore qui arrivata al suo terzo capitolo. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a un’opera che si propone di essere disturbante. Ratti, scarafaggi, vermi, putridumi e violenza la fanno da padroni. Ma benché il racconto inizi a mostrare qualche segno di stanchezza, il confronto con il prodotto di casa Marvel non può che concludersi a favore del fumetto targato Dc-Vertigo. In “The Exterminators” la provocazione è tematica là dove per “Foolkiller” rimane solo in superficie. Il marciume e i parassiti rivelano una valenza allegorica. Il degrado ambientale dove topi e blatte imperano non è che lo specchio dei terribili segreti che ogni personaggio della squadra di disinfestatori nasconde. Il marcio e la violenza fanno da cornice a sottotrame variegate, che spaziano dai temi sociali al racconto fantastico e al pulp più tradizionale, e che emergono poco per volta tra spazzatura e frattaglie secondo un metodo narrativo corale simile al serial “Lost”. Insomma, “The Exterminators” potrà piacere più o meno. Non sarà un fumetto edificante, e la sensazione che lascia al lettore è di sentirsi sporchi e coperti di sangue come uno degli impiegati della "dis-insett-azione". Ma di sicuro è un fumetto solido, con una trama che si sviluppa in crescendo e personaggi ben caratterizzati. Con “Foolkiller”, aimé, non funziona. Fa l’effetto di un pacco di patatine industriali che esibisce sulla busta lo strillo “Più croccanti! Più gustose! Più tutto!”. Ma ha l’effetto di una minestra non solo riscaldata, ma anche insipida.
Personalmente, poi, ho le scatole piene dei “giustizieri della notte”. Manichini fatti in serie, buoni per un videogame davanti al quale spegnere il cervello. Non che in questo ci sia niente di male, purché ci si ricordi di premere il tasto ON una volta terminato. Ma un fumetto non è un videogioco. La lettura, anche quella d’evasione, dovrebbe essere un atto stimolante, un ponte intellettuale tra autore e lettore. E francamente, per il sottoscritto, la noia ha vinto da un pezzo su massacri, fiumi di sangue e vigilanti nerboruti parenti di Schwarzenegger.
Suppongo che una fetta di pubblico non chieda altro. Del resto, lavorando in fumetteria ascolto di tutto. Anche giovani lettori annoiati da “Watchmen” di Alan Moore che lo liquidano commentando: “Troppe chiacchiere! A me piace vedere schizzare il sangue.” (sic!).
Non mi stancherò mai di dirlo: la violenza ripetuta, compiaciuta e sempre più estrema, finisce con l’essere svenevole quanto le peggiori leziosità alla Peynet. Ed è irritante vedere con quanta generosità la Marvel inonda il mercato di finte novità, di crossover e maxi eventi annunciati come memorabili, ma che hanno la stessa incisività di un brodino liofilizzato.
Sono sempre più convinto che la Dc, pur senza guizzi particolarmente geniali, stia attraversando un momento più luminoso rispetto alla sua concorrente storica. Forse è il minore asservimento al trend e ai gusti degli imberbi bulli a fornirle una maggiore indipendenza creativa. Per la Casa delle Idee che ci ha regalato l’Uomo Ragno e gli X-Men, è un peccato. Ma come ha detto di recente una persona spiritosa che lavora con i fumetti, attualmente quella della Marvel più che prolificità è... dissenteria.
Excelsior!

Collezione 100% Marvel - Foolkiller: Il paradiso degli sciocchi
Panini Comics, € 12

The Exterminators vol. 3: I peccati dei padri
Planeta DeAgostini € 11,95

venerdì, marzo 20, 2009

iTunes: Il futuro dei fumetti?



iTunes avanza, e adesso si dedica anche ai fumetti. Li chiamano Motion Comics, fumetti multimediali. Qualcuno si chiede se rappresenterà un'evoluzione prossima ventura del fumetto. Personalmente sono scettico. Il concetto alla base dell'iniziativa, in realtà non è proprio nuovissimo. Si è parlato molto negli anni trascorsi delle edizioni digitali di narrativa e saggistica, chiedendosi se avrebbero finito col soppiantare le care, vecchie versioni cartacee. La verità immutabile è che il libro (e così il fumetto su carta) rappresenta un sistema di fruizione perfetto che non può essere superato, ma soltanto imbellettato da valori aggiunti soggetti a trend tecnologici, peraltro non alla portata della totalità dei lettori. Se gli audiolibri hanno una ragion d'essere pratica, in quanto possono aiutare nella lettura chi ha problemi di vista, il fumetto semi-animato, arricchito da effetti sonori, musica e con l'apporto di attori recitanti che danno voce ai singolo personaggi, mi sembra poco più di un giochetto. Se ripensiamo alla mitica trasmissione "Supergulp", l'idea di presentare un "fumetto in TV", sfogliato, musicato e parzialmente animato, non è esattamente fresca di giornata. L'elemento nuovo (ma non originale) è il potenziale di mercato di questa iniziativa nell'era dei computer e di Internet. Bisogna comunque ammettere, da nerd, che il trailer di "Astonishing X-Men" in versione Motion non manca di qualche suggestione.

lunedì, marzo 16, 2009

The Twelve: Dodici anime perdute

Mentre ancora si parla del film di Zack Snyder tratto da Watchmen, alternando critiche e lodi a seconda della visione personale, possiamo fare un passo indietro, tornare a percorrere la strada dell’originale versione cartacea, parlare di fumetti (e solo quelli) per dire che... è ufficiale. Watchmen non è più soltanto un capolavoro del fumetto moderno. Watchmen, ormai, è un archetipo. O se preferiamo, un mito moderno, cui è possibile attingere per plasmare ulteriori versioni del medesimo tema. Si provi a pensare all’Odissea, a Romeo e Giulietta, al Ciclo Bretone. Quante volte la poesia, il teatro, il cinema, hanno raccolto elementi di queste opere per raccontare una propria storia, magari attraverso la lente di sensibilit[[IMG:12936:RIGHT]]à difformi da quella dell’artista originale? L’esito (e la responsabilità) di dette varianti, è nelle mani degli autori successivi che si misurano con questa titanica impresa. Nella fattispecie di J.M. Straczynski, già autore televisivo (Babylon 5) e fumettistico (L'Uomo Ragno, Supreme Power, Rising Stars), che sebbene (pare) abbia dichiarato di non prendere le mosse dall’opera fondamentale di Alan Moore, la cita numerose volte, con personaggi e situazioni, nel primo volume della miniserie The Twelve, pubblicata nella collana 100% Marvel.
Una sorpresa piacevolissima, che potrebbe (se il volume successivo manterrà le premesse) mettere davvero la parola fine al concetto di supereroe revisionista, adulto e disincantato.
Straczynski attinge ai personaggi della Golden Age Marvel (figli di un tempo in cui la celebre casa editrice ancora si chiamava Timely) e li presenta al pubblico moderno utilizzando lo stesso espediente narrativo reso celebre da Stan Lee sul personaggio di Capitan America. Verso la fine della seconda guerra mondiale, un manipolo di eroi in costume cade in una trappola nazista che li fa piombare in uno stato di animazione sospesa, e vengono dimenticati per decenni fino a quando un caso fortuito non li riporta alla luce ai giorni nostri. Fin qui niente di nuovo. Ma se Lee aveva usato questo escamotage semplicemente per traghettare Capitan America negli anni 60 senza farlo invecchiare di un giorno, qui l’evento letargo-risveglio assume un tono più tragico e profondamente metaforico. Straczynski sembra dirci che il concetto stesso di eroe con superpoteri, o anche solo eroe in tuta è ormai irrimediabilmente datato. Il supereroe è un naufrago, il superstite confuso di un mondo che non esiste più. La morale che conosceva si è evoluta, i costumi modificati, e il suo stesso ruolo nella società attuale è ambiguo. Se un tempo, prima e durante il conflitto mondiale, il confine tra bene e male era ingenuamente definito, oggi lo scenario è molto diverso. Ed è un terreno impervio anche per questi dodici esseri potentissimi. Senza più una casa, senza affetti e paradossalmente senza prospettive. Qualcuno di loro si getta a capofitto nel lavoro che ha sempre svolto, ma deve presto scontrarsi con una realtà quotidiana che non è preparato a comprendere. Chi un tempo poteva fregiarsi dell’appellativo di eroe, mutato il contesto storico è messo di fronte ai propri errori passati. Scelte infelici che macchieranno per sempre lo scintillante manto dell’eroe. Struggente e bellissima la rilettura che Straczynski fa dei personaggi mitologici del mondo dei supereroi, con palesi rimandi a icone come Sub-Mariner e il dio Thor. Pirandelliano nella sua tristezza il ritratto del principe perduto. Delicata e amara metafora fiabesca di rara potenza in un fumetto di supereroi.

Il sottile riferimento a Watchmen consiste nella morte violenta (e ancora misteriosa) di uno dei dodici eroi emersi dal passato. Nel destino crudele del più irruente tra loro, e nel clima crepuscolare, sottrattivo, commentato da chi, tra loro, riscopre il proprio vecchio ruolo di giornalista.
Il disegnatore Chris Weston (visto su The Filth) dà veramente il meglio di sé in questa miniserie consigliabile a tutti coloro che amano i supereroi, ma si sentono insoddisfatti dalle attuali proposte targate Marvel. Ma anche a chi ha sempre snobbato i supereroi come genere, ritenendoli figli di un tempo ormai trascorso. The Twelve potrebbe essere la chiave giusta per una rivalutazione. I supereroi sono fuori tempo massimo. E lo sanno. La domanda è: saranno ancora eroi? O meglio: lo sono mai stati veramente?
Una cosa è sicura. A dispetto di ogni battaglia spettacolare, crisi infinite e farraginose invasioni aliene, queste dodici anime perdute hanno ancora qualcosa da raccontare.


Questa recensione è stata pubblicata anche su Fantasymagazine.

sabato, marzo 14, 2009

Una Luce, un Genio e una Fontana

Si è accesa una luce sul Genio di Palermo. Piazzetta Garraffo, Vucciria, un luogo che per me, da qualche anno, è semplicemente casa. "Puntiamo i riflettori", iniziativa della Delegazione Fai, ha posto un piccolo faro che d'ora in avanti rischiarerà il nume tutelare di Palermo, già testimone di una piccola discarica urbana e del generale degrado. Basteranno la nuova luce, l'attenzione della classe di terza media del Centro Educativo Ignaziano -Cei di Palermo, e la targa recentemente apposta a preservare questo simbolo storico (e antico prodotto artistico) dalla corona di spazzatura che per tanto tempo gli ha fatto da cornice? Posso solo sperare di sì. Qualche anno fa, iniziando la serie di strisce con protagonista "Swampy", rendevo omaggio al Genio proprio facendo sorgere il mio piccolo golem di fango dal degrado ai piedi della statua. Non sarebbe male se questa scena rappresentasse già il passato. Lo scetticismo è d'obbligo.
Staremo a vedere. Le emozioni per la riscoperta, comunque, non mancano. Piazzetta Garraffo è un piccolo slargo al centro del quale, dirimpetto all'edicola del Genio e di fianco a Sant'Eulalia dei Catalani (sede dell'Istituto Cervantes) un tempo sorgeva la celebre fontana del Garraffo, oggi situata in piazza Marina, fuori dal quartiere Vucciria. Fu spostata nel 1862, per essere collocata in una larga strada di transito. Un divorzio forzato tra la fontana e il Genio, dimenticato dalle generazioni più giovani, me compreso.
E' con stupore che mi sono imbattuto in questo dagherrotipo che mostra la strada in cui vivo com'era prima dello spostamento della fontana. Vicolo Paterna, Piazzetta Garraffo, L'edicola del Genio di Palermo. Ma anche gli edifici che conosco bene, in parte ristrutturati nel corso dei decenni, sopravvissuti alle guerre, ma sempre immutabili e riconoscibili. Pur sotto una patina di antico e degradato già visibile ben due secoli fa. La cosa suscita impressione e commozione nello stesso tempo.
Un rigraziamento agli autori del blog "Palermo" e all'archivio del gruppo Facebook "Palermo di un volta", per questo fugace, intenso viaggio nel tempo.

mercoledì, marzo 11, 2009

Ricordando il presente: Censura e Media

Per questo post, rubo il titolo ("Ricordando il presente") a una composizione letteraria di Toni Acquaviva (spiacente, Toni. Non riuscirò mai a chiamarti o scrivere "Tonj"), percussionista della band Agricantus, in compagnia del quale ho speso qualche anno della mia giovinezza.
Nei suoi scritti di diciottenne, Toni era spesso ossessionato dal senso di immobilità sociale del nostro paese. La metafora di "ricordare il presente" sottolineava proprio questo concetto. L'impossibilità di cambiare, di lasciarsi gli errori alle spalle e di progredire. Culturalmente, politicamente. E' possibile che Toni non abbia neppure conservato quegli appunti giovanili, ma la mia natura di mutante-deviante mi costringe a ricordarli e a citarli. Chi mi conosce, sa che la mia memoria è talmente spietata da essere una maledizione. Non posseggo solo i miei ricordi personali, compresi i meno piacevoli, ma detengo anche molti dei ricordi altrui, e con questo non c'è da stupirsi se a volte sembro pazzo. Ma stiamo parlando d'altro.
M'imbatto su Youtube in questo frammento d'epoca. Una storia ormai antica. La censura a Dario Fo per la sua conduzione di "Canzonissima" nel 1962. Il video della sigla iniziale, interpretata dallo stesso Dario in un clip d'epoca particolarmente graffiante, risulta oggi di un'attualità sconvolgente. Il celebre (o famigerato) "Oh popolo musicomane!" che si apriva con un inno a un presunto "miracolo economico" (vi ricorda niente?) non è presente all'inizio di questo video, ma lo si può sentire in quello successivo, nel programma giornalistico in cui viene approfondita la vicenda. I riferimenti ai clandestini, alle morti bianche e all'uso della canzone (all'epoca... ma la televisione si stava già evolvendo) come arma di "distrazione di massa". Ascoltate il testo della sigla di Canzonissima 1962, e riflettete. Riflettete su quell'esplosione nucleare alla fine che sembra voler dire... il nostro destino è... la malora.
Sì, penso che Toni avesse avuto una grande intuizione. Oggi ci scopriamo a ricordare il presente. Ricorsi storici verniciati di nuovo, ma dall'amarissimo sapore di vecchio. Anzi, di marcio.