lunedì, luglio 30, 2007

Swampy: Da grande

Vi presento "Swampy". Un piccolo progetto nato per caso, quasi come un passatempo.
Swampy è una creaturina di fango, nato dalla melma, dai rifiuti e Dio sa da cos'altro. Per un esserino così deperibile pensa e soprattutto parla molto. Forse troppo. Per questo ho deciso di permettergli di imbrattare la carta. Per liberarmene, spero, una volta per tutte. Swampy si presenta con la struttura della strip, ma se ne discosta per intenti e contenuti. Non si propone (non necessariamente, almeno) di strappare una risata. Anzi, è cupo e nichilista. Forse le sue avventure non sono neppure vere e proprie storielle, ma piuttosto riflessioni, o piccoli deliri, frammenti di conversazione orecchiate qua e là, quando la gente mi crede distratto (cosa che a volte risulta molto comoda). Un piccolo diario in forma fumettata, erede dei nefandi "pensierini" scolastici, come erano chiamati i brevi componimenti della scuola elementare.
Una sola nota. Quello che appare nella prima striscia di Swampy è il Genio di Palermo. Nel quartiere Vucciria, dove vivo, appare spesso proprio così com'è ritratto nella strip. Incoronato di spazzatura.
Ecco a voi Swampy.

Fare Clic per ingrandire la strip





domenica, luglio 29, 2007

Il Signor Clausi, suppongo...

Esistono individui talmente caratteristici da sembrare letteralmente inventati. Folletti che fluttuano nel nostro quotidiano, in attesa che un occhio fornito di sufficiente fantasia sia in grado di scorgerli e magari apprezzarli. Ci sono, altresì, personaggi molto attivi in alcune realtà specifiche, ma che per ragioni complesse e sfuggenti non godono della medesima visibilità di altri operatori, baciati da una maggiore presenza mediatica. Il mondo del fumetto, anzi, il mondo “sommerso” del fumetto rampante, quello che sgobba per emergere dall’anonimato in una magma commerciale sempre più caotico e spietato, è pieno di personaggi così. Se poi il teatro del loro impegno è la Sicilia, abbiamo praticamente detto tutto. Prendete ogni singolo sforzo, ogni prova di determinazione, di talento, di coraggio, e moltiplicatelo all’ennesima potenza. Potreste scoprire piccoli grandi titani di uno scenario fantastico. Un vero ponte emotivo tra i sogni dell’adolescenza e il castello incantato del professionismo. Individui tecnicamente preparati, dotati di una fantasia e di una passione fuori dal comune, le cui generalità passano quasi inosservate tra i fuochi d’artificio di blog, siti promozionali, forum, strilli publicitari sul millessimo giovane GRANDE sceneggiatore che ignora regole fondamentali della lingua italiana, e così via.
A proposito di questo, ho deciso di spendere qualche parola su Maurizio Clausi. Un nome che molti degli addetti ai lavori in quel di Palermo conosceranno, ma che a molti altri potrebbe fare esclamare: «Eh! Chi?»
Saltiamo ulteriori preamboli e presentiamo subito il signor Clausi come il creatore e webmaster del primo, più completo e più bello (insomma: l’unico!) sito dedicato a Rat-Man, il mitico personaggio nato dalla surreale fantasia di Leo Ortolani. Di più. Maurizio è stato tra i primi a scoprire il Ratto quando ancora il personaggio muoveva i primi passi sui sentieri dell’autoproduzione. Tra i primi a regalare alla creature di Leo Ortolani una notevole visibilità attraverso un sito web accattivante e sempre aggiornato, e a promuovere in modo capillare quello che oggi potremmo definire il “Rat-Man-Pensiero” presso la propria comunità di appassionati. Ma le attività di Maurizio non si sono mai limitate alla pura catalogazione di materiale fumettistico, sia pure svolta con spirito di fine intenditore. Maurizio Clausi ha dimostrato prestissimo di avere al suo arco anche una penna fine partecipando alla produzione di varie fanzine e alla redazione, nel tempo, di numerosi articoli su argomenti legati ai comics. La rivista “Attilan”, realizzata all’inizio degli anni novanta in collaborazione con la fumetteria AltroQuando di Palermo, è un piccolo classico che rileggo sempre con piacere. Al di là dei limiti strutturali della fanzine, legati esclusivamente all’inesperienza delle persone – allora giovanissime – coinvolte nel progetto, gli articoli di Maurizio Clausi potrebbero essere usati come piccole lezioni per aspiranti recensori. Non solo dimostrava di essere già a suo agio nella composizione del pezzo scritto, ma disponeva di un bagaglio ironico dirompente, in grado di realizzare articoli con la struttura della fiction, a volte persino in forma dialogata, con esiti di un interesse sorprendente. Un classico, sul numero due della rivista “Attilan” (ormai introvabile, ahimé), l’articolo intitolato “Silenzio... si spia!”, in cui veniva ipotizzata l’intercettazione di una riunione editoriale della Glénat, marchio allora respnsabile della pubblicazione di una breve stagione di Batman. Il pezzo esaminava i molti vizi e le poche virtù della testata italiana dedicata, in quegli anni, all’Uomo Pipistrello, dando voce agli stessi redattori di casa Rizzoli, con un risultato caustico ed esilarante. A quelle prime esperienze ne sono seguite molte altre, come la rubrica settimanale dedicata al fumetto pubblicata sul quotidiano “L’Ora”, le collaborazioni a saggi e iniziative sul web. Ma Maurizio è anche un tecnico. Ha creato degli ottimi font personalizzati per eseguire il lettering, lavoro che ormai svolge a livello professionale. Attualmente cura i progetti grafici per i fumetti prodotti dall’Associazione Alex Raymond sotto il marchio “Cronaca di Topolinia” (“Avatar”, “Than Dai”) ed è oberato di lavoro.
E’ il tormentone di questi torridi giorni di fine Luglio. Maurizio, che amichevolmente ha accettato di curare l’impaginazione del primo numero del mio fumetto “Chiron”, sta ultimando faticosamente i suoi precedenti impegni lavorativi per tornare (temporaneamente) a sgobbare per la pura gloria (almeno si spera), stavolta a beneficio del sottoscritto.
Ho ritenuto, quindi, meritasse una briciola di visibilità in più, e una lode ufficiale. Il panorama fumettistico siciliano non sarebbe lo stesso senza di lui e le sue iniziative precedenti. Troppi personaggi, oggi, sembrano perseguire più il crisma di una superficiale professionalità che un oggettiva qualità del prodotto che firmano. In un mondo in cui l’immagine è tutto, grazie in parte anche al web e alle sue facili ubriacature, possiamo scovare preziosi ingranaggi nascosti. Rotelle che se opportunamente oliate contribuirebbero a un migliore e più sano funzionamento della macchina fumettistica. Uno di questi è sicuramente Maurizio Clausi. Un individuo animato da passione, competenza e genuino talento. Un mix che può sembrare scontato, ma che oggi è sempre più raro. Un operatore “sommerso” forse non valorizzato quanto i suoi meriti esigerebbero. Forse non quanto la sua stessa percezione, purtroppo, gli suggerisce.
Del resto, Rat-Man è il suo totem. Un buffo spiritello partito all’avventura tra le tante seduzioni di quell’universo sfaccettato che è il fumetto. Parte Don Chisciotte, parte Sancio Panza, con un mantellino alla Superman e due orecchie da roditore. A cavallo tra goliardia e cultura popolare. Con la medesima sfrontatezza e passione, recitando l’ormai storico grido di battaglia.
“Fletto i muscoli e sono nel vuoto”.
Buon lavoro, Maurizio.

sabato, luglio 28, 2007

Bloopers: Shamo, Shamo...

Nel mondo del fumetto, i bloopers (cioè gli strafalcioni) non sono rari. Ne sono un esempio attualissimo i numerosi inciampi delle edizioni Planeta DeAgostini, colosso editoriale che, dopo aver conquistato i diritti di pubblicazione in Italia dei supereroi DC, ha prodotto nell’ultimo anno una quantità di volumi interessanti e pregevoli, ma spesso macchiati da nei tipografici e scivoloni di traduzione che hanno fatto molto discutere (e a volte indignare) gli appassionati (Indimenticabile, “Batman: Il ritorno del CavalierO oscuro”, stampato a caratteri cubitali, o la serie 52” dove capita di vedere personaggi dialogare con i balloon invertiti con conseguente confusione nel dialogo).

Sottolineamo qui una chicca a opera della Planet Manga, divisione della Panini dedicata al fumetto del Sollevante. La copertina del numero 16 di “Shamo – Nato per combattere”, manga di Akio Tanaka e Izo Hashimoto, presenta una particolarità un pochino imbarazzante. La grafica di copertina mostra la sagoma del protagonista ergersi davanti al titolo di testata e relativo sottotitolo. Fin qui niente di male. Si tratta di un espediente grafico molto sfruttato. Se non fosse per il fatto che la testa del personaggio copre alcune indispensabili lettere producendo un fortuito scherzo da caserma. In questo modo, i lettori sono informati che “Shamo”, temibile sicario della Yakuza, sarebbe nato per… lavorare sul marciapiede.

Si potrebbe obiettare che il combattimento è comunque finalizzato a sconfiggere un avversario, e quindi che il titolo “Shamo… nato per battere” non è poi un controsenso così marcato.

Non me ne vogliano gli editor Panini. Sono solo piccoli, buffi incidenti che aggiungono sale al variopinto mondo degli eroi di carta.

sabato, luglio 21, 2007

In the House: Dedicato ai Marvel fans

Ho scovato questo breve video durante una delle mie tante scorribande internautiche. Non che sia una sorpresa, ma i Marvel-Fans si trovano ovunque, parlano qualunque lingua e albergano negli anfratti più insospettabili della grande rete. A tutti loro è dedicata questa piccola curiosità. Una sorta di sit-com ambientata in casa Marvel. A fare da padrone di casa c'è Joe Quesada: disegnatore dal tratto inconfondibile, responsabile di uno dei più efficaci rilanci del personaggio di Daredevil ("Devil: Il Diavolo Custode" in coppia con il regista e scrittore Kevin Smith) e discusso editor in chief alla Marvel a partire dal 2000. Nel corso del filmato incontriamo Brian Michael Bendis, autore di "Ultimate Spider-Man", "New Avengers" e di un acclamato ciclo di Devil, J.M. Straczynski ("L'Uomo Ragno: Tornando a casa", "Supreme Power"), Ed Brubaker ("Authority: Rivoluzione") e altri collaboratori della celebrata casa delle idee.
Un piccolo, divertente esempio di come sia cambiato il concetto di visibilità (e multimedialità) anche per quanti un tempo producevano i nostri amati fumetti rimanendo totalmente nell'ombra.

lunedì, luglio 16, 2007

Un applauso per il Toyfare Theatre!

Irriverente, spumeggiante e spassoso al punto da indurre dipendenza. Questo è "TWISTED TOYFARE THEATRE - IL TRAGICOMICO TEATRINO DEI GIOCATTOLI", primo volume di una serie edita da Saldapress, che propone in Italia, per la prima volta in un'edizione ragionata, le irresistibili farse di cui sono protagonisti i giocattoli ispirati alle più popolari icone di casa Marvel, e pubblicate originariamente sulla rivista americana "ToyFare", noto catalogo interamente dedicato ai mitici superpupazzi. L'Uomo Ragno, Hulk, Thor, il Dottor Destino (in compagnia di molti altri personaggi resi celebri da cinema e televisione), sul piccolo palcoscenico di Toyfare, si scrollano finalmente di dosso la presunta serietà delle loro vicende ufficiali e si trasformano in vere e proprie maschere da morderno teatro dell'arte. Il risultato è semplicemente esilarante e del tutto sorprendente.
Sorprendente, almeno per quanti (come il sottoscritto) pur amando i fumetti di supereroi, non erano mai stati sedotti dal fiorente mercato degli "action figure", evolutisi nei decenni da semplici giocattoli snodati a vere e proprie sculture, autentici oggetti di culto per i collezionisti di tutte le età. Se si è sordi al richiamo del merchandising e non si ha l'abitudine di sfogliare i cataloghi americani, è facile snobbare la pubblicazione di "TWISTED TOYFARE THEATRE". E sarebbe un vero peccato, perché il volume regala una lettura fresca e divertente per chiunque ami (o abbia amato) i fumetti di supereroi. Tutti da bambini abbiamo giocato per un po' con questi personaggi alla guisa di marionette. Fossero i famosi giocattoli commercializzati negli anni settanta, quelli snodabili i cui arti erano tenuti insieme da un elastico, o sagome ritagliate dalle pagine degli stessi fumetti. Un po' tutti, anche se per poco, abbiamo di certo improvvisato un nostro "teatrino dei supereroi", tentando di riprodurre la magia che ci raggiungeva dagli albi. Beh, la nostalgia ha senz'altro il suo posto. Ma l'infanzia è finita, e "Toyfare" ce lo ricorda con più di una doccia gelata sul nostro groppone di maturi Marvel-fans. E' ora di svegliarsi, e guardare quanto di cattivo e sgradevole si nascondeva nelle pieghe infantili di quei possenti eroi che tanto abbiamo idolatrato.
Sì, perché dietro le quinte di Megoville, questo teatrino animato da giocattoli con l'aspetto di eroi e comprimari (Chi ha comprato l'action figure della Zia May?!) si nascondono autori brillanti, animati da un senso dell'umorismo beffardo quanto maligno, parente stretto della comicità malata di "South Park", dei geniali Parker e Stone. Insomma, "Twisted Toyfare" non è una lettura per bambini. E' sboccato, è splatter, è deliziosamente perverso. Una lettura trasgressiva, che impasta citazioni dalle più note saghe fumettistiche con una verve che sarebbe riduttivo definire dissacrante. Il supereroe è decostruito in funzione della sua dichiarata artificialità. E con lui il lettore, chiamato a ridere di situazioni che sulle pagine dei fumetti ufficiali gli sono sempre state presentate con un piglio fin troppo serioso. Così la fiction implode, frullando tutto, vomitando di tutto. I Borg, i Puffi, i Masters, un Thor ridotto a imbelle mammalucco vittima di giocattoli più aggressivi di lui. Un Uomo Ragno dispettoso e strafottente. Il Dottor Destino, ridicolo come non mai nei suoi deliri di onnipotenza votati al fallimento perpetuo. L'alcolismo di Iron Man, qui descritto con esiti a dir poco imbarazzanti. E Hulk, il bruto senza cervello per antonomasia, alle prese con le sue esigenze naturali e un orda di incontrollabili Puffi («Ragrrr... Fuori subito da pantaloni di Hulk!»).
"TWISTED TOYFARE THEATRE" sta riscuotendo, ora, un grosso successo anche nel nostro paese. Non a caso la Alastor Distribuzioni, in collaborazione con l'editrice SaldaPress, ha organizzato venti punti vendita in tutt'Italia, in modo da fornire ai lettori un sicuro e immediato riscontro. Nessuno resiste a questo teatrino malizioso e colorato che sbeffeggia con tanta arguzia i moderni miti del nostro immaginario. Viene il sospetto che quella demenziale sia la futura chiave definitiva per la lettura di questi personaggi, mai così riconoscibili nella rappresentazione estrema dei loro peggiori difetti.
Una piccola gemma, da leggere assolutamente.

venerdì, luglio 13, 2007

Le Pin Up di Chiron

Mentre si procede con l'impaginazione del primo episodio, e si valuta la possibilità di un'autoproduzione che renda presto questo fumetto leggibile su carta, la nascita della serie "Chiron" è salutata da due amici illustratori che hanno voluto dedicargli una pin up a testa. Sono in assoluto le prime interpretazioni alternative alla visione dell'autore dei misteriosi medici del centro di igiene metaumana. Due gioiellini a opera di Mauro Padovani e Francesco Gambino. Entrambi artisti di talento, entrambi aggregati all'iniziativa "Freak Show", e compagni di strada mai abbastanza ringraziati. Mauro Padovani non necessita di particolari presentazioni. E' ormai un vecchio amico di questo blog, oltre che del suo autore. Il suo stile professionale (formato alla scuola del fumetto di Chiavari) e sempre riconoscibile si sposa perfettamente con i personaggi maschili del cast di "Chiron". Certo che a ritrarre le taglie forti, il buon Mauro, non ha molti rivali sulla piazza italiana.

Francesco Gambino nasce, invece, come pittore e restauratore. Ma può vantare una vasta conoscenza fumettistica che spazia dai manga al fumetto popolare statunitense. Il suo progetto fumettistico (ormai in drittura d'arrivo) recupera suggestioni classiche mixandole con atmosfere fantasy e new age (ma non esenti da influenze anche supereroistiche). Per la sua pin up, ha scelto di reinterpretare le figure femminili dell'episodio pilota. Ovviamente (per quanti lo conoscono), con un'ironia tutta sua.

Bel lavoro, ragazzi. Grazie del pensiero.

martedì, luglio 10, 2007

Bullismo a Palermo: Un altro passo indietro

Vivendo in una società così miope, le cui istituzioni sembrano camminare all’indietro come i gamberi, pensare che la vicenda dell’insegnante, del piccolo bullo, e del genitore incazzato si sarebbe conclusa con la recente sentenza che assolveva la professoressa “perché il fatto non sussiste”, sarebbe stato da ingenui.
Ce lo dimostra prontamente il pubblico ministero Ambrogio Cartosio, presentando oggi appello contro la sentenza del gup di Palermo. La professoressa, che insegna in una scuola media, era stata accusata di abuso di mezzi di correzione per aver punito il bulletto costringendolo a scrivere 100 volte sul proprio quaderno la frase “Sono un deficiente”. Questo a seguito di un atto di bullismo, pare reiterato, nei confronti di un compagno, al quale era stato impedito l’ingresso al bagno con le parole “Sei gay. Non puoi entrare, vai nel bagno delle femmine”.
Nell’impugnare la sentenza che assolve l’insegnante, il pm Cartosio dichiara: "Il sistema adottato dalla docente per correggere lo studente è consistito nel costringerlo a insultarsi e rendere pubblica la propria autocritica: un metodo da rivoluzione culturale cinese del 1966".
Dichiara, inoltre, su qualche quotidiano che non c’è prova che il comportamento del bullo fosse recidivo, e che, per quanto censurabile, le frasi e i comportamenti usati nei confronti del compagno, con riferimenti alla sfera sessuale o ai costumi delle madri, fanno da sempre parte di una fenomenologia sociale inveterata nelle nostre scuole, e quindi da considerare totalmente fisiologica e “normale”.
Si evince, dunque, che per il pubblico ministero Cartosio non è, invece, normale reprimere questi atti di prevaricazione tra minori che non fanno presagire nulla di buono sulla loro progressiva formazione. E scomoda addirittura la Rivoluzione Culturale Cinese, per condannare una punizione scolastica in realtà molto più blanda e assai meno violenta dell’offesa che l’ha causata.
Se qualcuno ritiene che le parole del sostituto procuratore incoraggino i nostri giovani alla cultura della legalità, mi vedo costretto a dissentire. Il nostro è uno strano paese. E la figura del minore sembra essere diventata oggi l’ambiguo simbolo della sua difficoltà a maturare. C’è stato un tempo, per noi quarantenni, in cui l’infanzia era un mondo impervio, a volte spaventoso, e il bambino una creatura invisibile, in totale balia degli eventi influenzati dagli adulti. Poi nacque Telefono Azzurro, e fenomeni sempre esistiti, come abusi e violenze sui minori, diventarono palesi per tutti. Il passo successivo sarebbe dovuto essere una maggiore e più responsabile presenza del mondo adulto e delle istituzioni in quel territorio minato che è l’infanzia. Ma nel nostro bel paese abbiamo il brutto vizio (o il disturbo congenito) di digerire male ogni buona partenza. Il risultato, pare, è che oggi il bambino sia stato trasformato in un sacro feticcio da proteggere in modo tribale più che responsabile, spingendo spesso gli adulti a deviare dal cammino educativo pur di rispettare il nuovo dogma. Da qui una serie di situazioni ambigue, dove il concetto di protezione si confonde con quello di fanatismo e cecità sociale. Non a caso ultimamente udiamo sempre più spesso che genitori furiosi hanno aggredito insegnanti che avevano osato bocciare il figlioletto. Negli ultimi anni, il sistema non è maturato. E’ soltanto stato messo a testa in giù.
Lo dimostra la completa invisibilità dei diritti e del vissuto del bambino cui è stato impedito l’ingresso in bagno, defraudato dal suo ruolo di vittima a favore del persecutore. Poco importante, quasi inesistente, in quanto bersaglio, come è stato detto, di un “comportamento socialmente accettato”. Oggi, il pubblico ministero Cartosio invoca l’articolo 3 della Convenzione di Ginevra e parla di “tortura” e di “trattamento degradante” a proposito della punizione del bullo. Si continuano a ignorare le sofferenze e le possibili conseguenze psicologiche di chi subisce atti di bullismo (anche se per una volta soltanto), e viene di nuovo richiesta una sentenza che servirebbe solo a legare ulteriormente le mani alla classe docente, consacrando una volta per tutte il bullismo come un rito di passaggio “normale” e tollerabile.
Delle eventuali, devastanti conseguenze di situazioni simili, come il possibile suicidio delle vittime, la nostra società sembra voler continuare a non tenere conto. Forse non lo fanno neppure le famiglie dei piccoli perseguitati, dal momento che si sa: avere un figlio che non riesce a difendersi a scuola è una vergogna, averlo bullo è quasi un vanto. E se proprio dobbiamo parlare di Convenzione di Ginevra, che dovrebbero dire i tanti omosessuali italiani discriminati e insultati ogni giorno, per strada, sul lavoro, dappertutto?
Possiamo solo sperare che i successivi gradi di giudizio tronchino questa nefasta spirale che ci sta portando culturalmente indietro in modo forse irrecuperabile. E ricordare che le attuali argomentazioni del pubblico ministero Ambrogio Cartosio sottolineano la necessità impellente di legiferare contro l’omofobia e contro ogni forma di discriminazione. Affinché, se qualcuno compirà ai nostri danni una vigliacca azione vessatoria, ci si possa ancora sentire oltre che esseri umani, soprattutto cittadini, assistiti in quanto tali dalla magistratura, piuttosto che personaggi trasparenti, relegati a margine e ulteriormente umiliati.