mercoledì, settembre 26, 2007

Tra le mura di Malpertuis, nella mente di Elvezio Sciallis

La blogosfera è grande, e dentro ci peschi praticamente di tutto. Da montagne di ciarpame, spesso abbandonato dagli stessi autori dopo una manciata di post asfittici, a siti amministrati con criterio più o meno costante, a volte curiosi se non proprio interessanti. Certo, suona fin troppo scontato. E quell’immenso bazar che è Internet, leviatano ingordo e acritico, rischia di rendere invisibile qualche autentica perla. Per questo desidero segnalare “Malpertuis”, il blog di Elvezio Sciallis, che già da qualche mese figura tra i miei link.

Inizio a parlarne con una confessione personale. Prima di imbattermi in Elvezio Sciallis e nel suo blog, ero convinto di essere un appassionato di cultura horror. Il mio (disordinatissimo!) cammino di teatrante, giornalista, cinefilo, aspirante scrittore e divoratore di fumetti, mi aveva indotto a frequentare il genere già quando il risibile (e oggi assai raro) divieto ai “minori di anni quattordici”, stampato in blu o in rosso, occhieggiava minaccioso su quasi tutte le locandine dei film di spavento programmati nelle sale italiane. Di acqua (e sangue) sotto i ponti, da allora, ne è passata parecchia. E la lettura di “Malpertuis” mi svela quanto la mia passione fosse in realtà tiepida. Sì, perché il vero appassionato, comprendo oggi, è come Elvezio Sciallis. E non certo solo perché si scomoda a tenere un blog dove recensisce egregiamente tutto ciò che concerne l’horror su grande schermo e carta stampata.
“Malpertuis”, titolo di un romanzo fantastico dello scrittore belga Jean Ray, poco noto in Italia, è il nome della magione al centro di una vicenda esoterica, dove i cliché relativi alle case stregate fungono da presupposto per un racconto gotico di rara originalità. La scelta di citare questo titolo piuttosto che uno dei suoi mille omologhi riferiti alle dimore maledette, rivela innanzitutto la preparazione letteraria di Elvezio Sciallis, nonché un estro anticonformista che va tenuto d’occhio. Sì, perché “Malpertuis” (e adesso parliamo del sito) non è neppure il solito blog. Ma una vera e propria rivista on line dedicata al mondo variegato dell’horror, confezionata in un modo che – più che professionale – sono tentato di definire “artistico”.
Elvezio Sciallis, sebbene giovanissimo, ha già un curriculum non indifferente. E’ stato redattore di Horror Magazine, critico cinematografico e letterario, autore di raccolte di racconti come “La macchina delle ossa” (Prospettiva, 2001), e “Il dio nell’alcova” (Il Foglio, 2004). In questi anni non è rimasto certo con le mani in mano, almeno per quanto riguarda la rete. Ed è un peccato che nessun editore importante si sia ancora accorto di quello che, con i miei modesti strumenti, riconosco come un talento da non sottovalutare.
Negli ultimi mesi, ho seguito con particolare attenzione le recensioni cinematografiche firmate da Sciallis, e devo dire che leggerle è sempre un grandissimo piacere. Quanti critici professionisti sono in grado, con tanta puntualità, di scovare pellicole inedite, piccoli film oscuri e intriganti, recuperare capolavori sconosciuti nel nostro paese e scriverne in modo così acuto? Perché al di là dell’interesse per il cinema, per l’horror e le sue seduzioni, la prosa di Sciallis non è come quella di tutti gli altri, e incanta come una sirena. La perfetta conoscenza della lingua italiana, oggi stoltamente deprezzata anche all’interno di alcune blasonate case editrici, restituisce bellezza alle parole e motiva realmente la scelta di volersi accostare alla lettura di un libro o alla visione di un film, attraverso la percezione di chi ne ha fruito prima di noi. Ma non è solo una questione di forma. Gli articoli di Elvezio Sciallis sono pervasi da un’intelligenza pungente, una dosata ironia e un senso estetico rispettabilissimo. Può sembrare strano a dirsi, ma una recensione, se a scriverla è il buon Sciallis, a me dà lo stesso piacere della lettura di un racconto. Il suo entusiasmo, anche nelle stroncature, è contagioso. E questo perché da ogni articolo emergono sempre una fantasia vivace e un senso del ritmo impeccabile. Da questo punto di vista, non c’è dubbio che Elvezio Sciallis sia uno scrittore prestato al mondo del giornalismo. Le sue digressioni sono sempre stimolanti (vedi, per esempio, le considerazioni sul peer to peer in relazione alle escandescenze del regista Eli Roth) e la sua preparazione cinematografica, tanto vasta da essere spiazzante. E io – ignorantaccio – che per anni ho creduto di amare l’horror!
“Malpertuis” è un blog (Pardon! Una rivista on line) che va assolutamente letto. Se poi siete degli horror fans, è addirittura un must. Non importa se qualche giudizio del suo autore potrà non essere del tutto condiviso. Fa parte del gioco. In questo “popoloso deserto” telematico, dove la mediocrità si taglia con il coltello, è un dovere morale dare visibilità a un talento poliedrico come quello di Elvezio Sciallis, e indirizzare i visitatori a una lettura interessante (e divertente!) quanto può esserlo “Malpertuis”.
Aprite quella porta, dunque. Entrate in quella casa, e soprattutto: non abbiate paura di leggere. Il custode del maniero potrebbe pietrificarvi con un solo sguardo... Ma stavolta ne vale senz’altro la pena.

lunedì, settembre 24, 2007

Lavori in corso

Ho appena firmato le bozze di stampa. Il primo episodio di “Chiron” è attualmente in tipografia e presto, io e la mia "creatura", saremo chiamati a misurarci con gli umori del pubblico. E’ addirittura scontato dire che questo primo passo sul terreno accidentato del fumetto italiano mi mette addosso un po’ di ansia. Tutto è stato coraggiosamente inventato. Come un essere mostruoso messo insieme in un fatiscente laboratorio da uno scienziato pazzo, in pressoché totale solitudine e in preda a un raptus creativo molto simile a un trip allucinogeno. Un’autoproduzione che si presenterà sotto un marchio personale chiamato (pensa un po'): Freak Show, e che mi è costata non pochi sacrifici, sia in termini d’impegno che economici. E’ curioso notare come “Chiron” si affaccerà alla ribalta contemporaneamente a “Maschere”, altro fumetto supereroistico interamente prodotto a Palermo dall’Associazione Alex Raymond con le firme di Antonio Panepinto e Quirino Calderone. Debutto che potrà comunque giovarsi di maggiori risorse promozionali rispetto al mio piccolo Frankenstein di carta. Un accostamente intrigante, ma che si esaurisce nella vicinanza dei generi e nella presenza tra le sue pagine di personaggi con superpoteri, giacché approccio narrativo e forma sono affatto differenti. Se gli autori di “Maschere”, come si legge nelle recenti interviste, si propongono di infondere un sapore italiano a un genere classico di matrice statunitense senza tradirne le regole, “Chiron” è un fumetto dagli intenti forse più sperimentali. Anzi, direi che è un prodotto fottutamente strano.

Forse non è neppure esatto definirlo una storia di supereroi, ma un cocktail di generi pulp, con un retrogusto avventuroso e una spruzzatina di satira. “Chiron” si colloca in una zona d’ombra, intermedia tra il fumetto popolare e l’underground, attingendo per le proprie meccaniche narrative ai più recenti serial televisivi e ricorrendo a un linguaggio (grafico e scritto) spesso grottesco, al limite del parodistico. E questo nonostante la vicenda che racconta sia decisamente noir. Persino i nomi di alcuni protagonisti risultano uno sberleffo agli omologatissimi cliché che pretendono sempre personaggi dalle generalità anglofone e musicali, eroi giovani e slanciati, bad girls prodotte in serie. La collocazione geografica in un immaginario stato cosmopolita (del quale si scoprirà di più a mano a mano che la serie andrà avanti) permette giochi linguistici e allusioni caricaturali molto stimolanti. “Chiron”, insomma, è il fumetto di supereroi che piacerebbe leggere a me. Grezzo, senza filtri commerciali, un pulcioso ma vivace cane sciolto. Un divertimento fuori degli argini, che se ne frega delle logiche di mercato. Insomma, un ragazzo selvaggio che dovrà imparare a camminare eretto.
O anche a spiccare il volo. Perché no?

giovedì, settembre 06, 2007

Swampy: Solitudini

Finalmente, il caldo ha deciso di allentare la sua stretta su Palermo, e anche il cervello del sottoscritto (fino alla scorsa settimana ridotto a un uovo in tegame) riprende lentamente a fare tic tac. Salutiamo l'inizio della nuova stagione con il ritorno di "Swampy", e con un augurio di buon lavoro a Michele, vastiddaro della Vucciria e personaggio che non passa certo inosservato.

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e la striscia