lunedì, ottobre 11, 2010

Il ritorno dell'Occhio di Zoltec


Un viaggio in Sud America per riscuotere un'eredità si trasforma in un'angosciante avventura per Tim Kelly, giovane inglese dall'innato senso di giustizia. Fuggendo dai propri persecutori attraverso la giungla, Tim s'imbatte nel tempio di Zoltec, una divinità sconosciuta e trova qualcosa di straordinario che cambierà la sua vita per sempre...


Anche i supereroi inglesi hanno avuto una propria età dell'oro. Più tardiva, forse, rispetto ai loro cugini americani, e basata su caratteristiche e immaginari differenti. Eppure è esistita, è stata prolifica e ha prodotto personaggi di notevole interesse pur non riuscendo a germinare nell’immaginario collettivo (e commerciale) quanto i propri corrispettivi statunitensi. Non parliamo degli eroi in tuta venuti dalla Bretagna presenti nelle scuderie Marvel e DC. Questi eroi inglesi erano stravaganti e avventurosi in un modo tutto loro. Lo stesso aggettivo “super” accanto ai loro nomi potrebbe far storcere il naso a qualche purista. Un po' come accostare due archetipi che condividono linee di massima, ma hanno marcate distanze culturali. Pensate di confrontare due serial fantastici come Heroes Doctor Who. Il signore del tempo più famoso della televisione anglosassone possiede molti attributi che lo farebbero definire un supereroe a buon diritto. Eppure il marchio di fabbrica, il format popolare sdoganato presso il vasto pubblico, sembra ormai avere assorbito pregi e difetti della confezione a stelle e strisce, tutti ben riconoscibili, invece, nel telefim ideato da Tim Kring.
Gli eroi inglesi, per quanto super e dotati di carisma, sembrano abitare una regione indistinta della fantasia, quasi fossero dei lontani parenti, un po' eccentrici, con i quali ci si sente di rado.


Una grossa fetta dell'olimpo supereroistico britannico la si deve alla IPC, colosso editoriale che tra gli anni 50 e 60 aveva assorbito diverse riviste avventurose quali EagleLion Tiger, fino ad arrivare alla più longeva: Valiant. Su quelle pagine si fecero conoscere personaggi come il celebre Dan Dare, ma anche The Spider (pubblicato in Italia, in tempi non sospetti, con il titolo Spider-Man), il robot Archiel'Artiglio d’Acciaio e sopratutto la serie Kelly's Eye (L'Occhio di Kelly). In seguito, la IPC e tutti i suoi personaggi passarono sotto il controllo della Warner, e oggi la Planeta DeAgostini inizia a riproporre alcuni di questi titoli, nel nostro paese sconosciuti o dimenticati da tempo. Ad inaugurare questa rimpatriata con il fumetto avventuroso-fantastico britannico è proprio la serie Kelly's Eye, di cui è appena uscito il primo volume.

Indistruttibile come Superman, ma più vicino come concetto agli eroi della tradizione fiabesca che, come Aladino, traggono vantaggio dal possesso di un oggetto magico, Tim Kelly torna finalmente in Italia dopo un'assenza durata parecchi decenni. I più maturi potranno ricordare di aver letto alcune avventure dell'invulnerabile Tim in un contesto piuttosto bizzarro, come appendice ai fumetti di gatto Silvestro (sempre Warner) pubblicato dalle edizioni Cenisio nei primissimi anni 70. Il titolo italiano era L'Occhio di Zoltec (più musicale e pertinente, per l'orecchio italico, rispetto al genitivo sassone dell'originale Kelly's Eye). Un connubio sicuramente strano, dove alle consuete scaramucce tra gattaccio e canarino seguivano avventure (in parte colorate nell’edizione italiana) dai toni molto dark, sconfinanti spesso in atmosfere da racconto horror. Tim Kelly (generalità che il titolo italiano ignorava, dando risalto alla divinità cui l'occhio magico era stato sottratto) era il classico eroe senza macchia, schierato dalla parte della giustizia semplicemente perché l'Occhio di Zoltec gli offriva la possibilità di fare un passo in più. Aver rischiato la vita e aver acquistato il potere dell'invulnerabilità, induce l’eroico Tim a consacrarsi alla protezione del prossimo. Il medesimo concetto del “potere e responsabilità” (qui seminale e senza troppi perché) che sarebbe stato canonizzato (con un trauma personale più profondo) dall'Uomo Ragno della Marvel.




Tim Kelly affrontava scienziati pazzi che ingigantivano lucertole e aracnidi con l'intento di sottomettere il mondo, congreghe di vampiri spaventosi (durante un viaggio in Italia, pensa tu) e spietati criminali ordinari. Il talismano appeso al suo collo gli permetteva di sopravvivere a cadute vertiginose, stanze allagate con l'acido solforico, esplosioni e persino raggi della morte di origine soprannaturale. All'inizio degli anni 70, nel nostro paese, i fasti de L'Eternauta erano ancora lontani, e chi leggeva L'Occhio di Zoltec (in appendice, ricordiamo, a Silvestro) non aveva modo di riconoscere la mano del veterano Francisco Solano Lopez. Firma che rende Kelly's Eye un prodotto da recuperare per chiunque ama questo artista e apprezza la sua grande duttilità. Ai testi trovavamo invece Tom Tully, che conferiva alle avventure di Tim un ritmo essenziale e scarno, fortemente debitore ai fumetti avventurosi degli anni 30, solitamente organizzati in una o due sole tavole per episodio, dove venivano concentrati un gran numero di colpi di scena e un cliffhanger finale adeguato a introdurre la puntata successiva. Col progredire della serie, dialoghi e storie maturarono, virando nello stesso tempo verso un tono sempre più cupo. La grande contraddizione che rendeva Tim Kelly un supereroe molto sui generis, era la sua capacità di perdere o farsi rubare l'amuleto dell'invulnerabilità a ogni piè sospinto. Spesso in momenti cruciali della storia, costringendolo ad architettare soluzioni alternative e a cavarsela grazie al suo ingegno. Tim era dunque un eroe anche privo della gemma che lo rendeva indistruttibile. Certo, poteva affrontare di tutto, essere travolto da un carro armato e uscirne vivo. Ma giunti al climax dell'avventura, il lettore poteva dimenticare (per poco) gli elementi supereroistici per godere di una maggiore identificazione con il protagonista, umano e vulnerabile come lui. Un tormentone quasi beffardo, eppure perfettamente logico in un racconto avventuroso basato sul potere di un oggetto magico. I ladri dell’Occhio non potevano conservarne il possesso a lungo, perché era l’irriducibile eroismo di Tim Kelly ad attirare il talismano nuovamente verso di lui.

Kelly's Eye è un fumetto che pur non appartenendo a un passato lontanissimo (gli anni 60) potremmo considerare d'epoca, viste le notevoli trasformazioni del mezzo negli ultimi decenni e le peculiarità anglosassoni che caratterizzano il ritmo avventuroso della serie. Difficilmente incontrerà i favori dei lettori più giovani, abituati a ben altra musica. Resta comunque un importante contributo al mito del eroe “super” nei fumetti, pur con tutte le varianti e differenze dallo stampo ormai codificato, e ha tutte le carte in regola per piacere a chi ama recuperare certi classici dal sapore vintage.


Questa recensione è stata pubblicata anche su Fantasymagazine.


3 commenti:

Pietro ha detto...

Ma guarda un po', Filippo: cercavo l'Occhio di Zoltec per recuperare i ricordi perduti d'infanzia (internet ormai mi serve in gran parte per questo) e chi mi ritrovo di fronte anche qui? TU!!! Le cose che abbiamo in comune sono così tante che quasi spaventano...
by Pietro Trevisan

Perdido ha detto...

Piacere di essere stato utile, Pietro. E benvenuto anche qui. ;)

Pierluigi Vernetto ha detto...

leggevo l'occhio di zoltec negli anni sessanta, probabilmente in appendice a qualche fumetto di guerra... darei (quasi) qualsiasi cosa per ritrovarlo... ricordo con simpatia l'umile eroismo del protagonista, sempre a un pelo dal lasciarci le penne