martedì, ottobre 04, 2011

Superman e Action Comics: Ricominciamo!


Si riparte. Ancora una volta, più veloci di un proiettile.

L'atteso (ulteriore) reboot (soltanto parziale, a detta di alcuni editor) delle 52 testate della DC Comics è finalmente iniziato. A inaugurare il nuovo corso del noto cosmo supereroistico sono stati due dei suoi titoli storici più popolari: Justice League e Action Comics, entrambi ripartiti da zero, anzi da uno, e pronti a conquistare il mercato grazie alle firme di autori di sicuro richiamo.
Particolare attesa suscitava proprio il nuovo Action Comics, testata che aveva debuttato nel lontano 1938 presentando per la prima volta l'Uomo d'Acciaio di Jerry Siegel e Joe Shuster, personaggio destinato a diventare il supereroe per antonomasia nell'immaginario collettivo delle generazioni successive. Questo Action Comics del nuovo millennio, la cui uscita precede di poco l'esordio della nuova serie dedicata a Superman, racconterà avventure che si collocano temporalmente qualche anno prima degli eventi narrati sulle altre testate, e si propone di ridefinire (ancora una volta) l'icona dell'ultimo figlio di Krypton e di tutti i suoi comprimari. 


Nei mesi trascorsi le voci e le immagini si erano avvicendate in rete, anticipando l'esordio di un Superman più giovane, ma sopratutto dal look drasticamente diverso da quello cui eravamo da sempre abituati. Un Superman in t-shirt (ma fregiata con il classico stemma a forma di scudo), a braccia nude, fornito di jeans, di comuni scarpe e di un corto mantello scarlatto. Qualche blogger, scherzosamente, lo aveva già definito un “Superman operaio”, Uomo d'Acciaio dal look proletario, probabilmente con una colazione a base di pane e frittata nascosta in qualche tasca. Altre indiscrezioni riguardavano i poteri dell'eroe, ridimensionati di parecchio rispetto i suoi classici standard. Molti dei dettagli annunciati sono veri, ma non devastanti o risibili quanto le prime indiscrezioni facevano paventare, e questo reboot, per quanto gravato dal sentore di ciclica, e ormai stantia, mossa commerciale, non manca di spunti interessanti che potrebbero in futuro evolversi in racconti di qualità.


Grant Morrison, al timone di questo ennesimo rinascimento, decide di glissare (almeno per adesso) sulla navetta aliena e gli anni di Smalville, per presentare un Superman già in azione, ma le cui abilità, per quanto spettacolari, non sono ancora giunte ai massimi livelli. Assomigliano, piuttosto, alla più antica versione del personaggio di Siegel e Shuster, quando l'Uomo d'Acciaio, velocissimo e agile come nessun altro, non era ancora in grado di volare, ma balzava con bello spregio della gravità da un palazzo all'altro atterrando comodamente in piedi. Una citazione delle origini editoriali dell'eroe (e della testata che per prima le presentò)  che probabilmente evolverà, capitolo dopo capitolo, verso le caratteristiche ormai iconiche del personaggio e il suo look definitivo (?), che dovrebbe dire addio agli storici slip rossi indossati sopra la calzamaglia (dettaglio grafico dovuto ai pruriginosi canoni censori degli anni trenta e che tanta ironia avrebbe suscitato nei decenni successivi).


Ma la vera novità introdotta da Morrison, e che rappresenta il principale motivo di interesse di un reboot non proprio indispensabile, è il rapporto dell'eroe con la sua città. Metropolis, in poche pagine, sembra descritta come una moderna roccaforte del capitalismo e delle disparità sociali, riassunte in veloci scorci e brevi, didascaliche battute. Il misterioso essere dotato di superpoteri che una giornalista rampante ha già battezzato “Superman”, più che sventare rapine in banca sembra interessato a rompere le uova nel paniere agli squali corrotti dell'alta finanza, estorcendo confessioni e seminando il timore di una giustizia trascendente. Non a caso, la polizia di Metropolis da la caccia all'inafferrabile vigilante, e non esita a sparargli contro, mentre qualche elemento degli strati sociali più umili inizia a provare empatia nei suoi confronti. Lex Luthor, in un'apparizione breve ma incisiva come consulente dell'esercito e del generale Lane, riassume in modo efficace le linee guida di quello che sarà il suo eterno conflitto con l'Uomo d'Acciaio. C'è posto per un solo superuomo sulla terra: quello elaborato da Nietzsche. Un essere umano in grado di ergersi al di sopra della comune etica, e raggiungere le vette del proprio potenziale senza l'ingerenza di elementi alieni, visti da Luthor come germi o elementi inquinanti da eliminare, se non come l'avanscoperta di una colonizzazione culturale che priverebbe l'essere umano della propria, naturale grandezza.


Un Superman, quindi, visto non più come supremo boy scout, ma come una sorta di Robin Hood postmoderno, in fuga dalla legge e in cerca di un'identità eroica dalle caratteristiche meno scontate del solito. Pur nella brevità del comic book, i semi per un reale rinnovamento del personaggio sembrano essere presenti. Promesse più che fatti, per adesso, ma comunque appetibili. Varianti che sembrano concentrarsi sulla sostanza dei personaggi e delle loro motivazioni più che su banali evoluzioni grafiche. Il che, considerata sopratutto la presenza di un autore di razza come Grant Morrison, fa ben sperare.
Interessante anche il modo in cui si è scelto di definire le due identità del protagonista, complici i disegni dinamici ed espressivi di Rags Morales. Un Clark Kent trasandato e dalle lenti spesse. Simile a un brutto anatroccolo, ma risoluto nei suoi impegni di giornalista e molto simile, nell'incedere, al Peter Parker degli anni d’oro. Da un altro lato, vediamo un Superman affabile, ma avvolto da un'aura decisamente extraterrestre, i cui occhi sono quasi sempre illuminati da bagliori rossi o bluastri. Effetto che altera la percezione dei suoi lineamenti mentre è in azione e rende quasi accettabile il suo controverso cambio di identità senza l'uso di una maschera, tanto appare diverso una volta trasformato in Clark.


Il nuovo Superman di Grant Morrison si presenta al suo pubblico come un cane sciolto, la cui destinazione finale non è facile da prevedere. Il look definito “proletario” non è dunque casuale, ma è espressione formale delle nuove caratteristiche da amico del popolo e avversario del potere costituito che l'autore scozzese sembra voler infondere all'eroe. Anche la fisicità del personaggio è mutata. Il Superman di Morrison corre spavaldo in mezzo a una tempesta di pallottole, ma può essere ferito da urti particolarmente violenti. Sanguina, esibisce lividi, grugnisce e forse bestemmia, persino. Almeno così ha ritenuto di capire il religioso titolare di una fumetteria statunitense, che all'uscita di questo primo numero di Action Comics ha annunciato una campagna di boicottaggio nei confronti della testata in cui un eroe così popolare pronunciava un blasfemo “Goddamn!”. In realtà, nella tavola incriminata, Superman sussurra solo un indecifrabile “GD”. Suono gutturale forse aperto a molte interpretazioni, ma assolutamente privo di intenti offensivi, come lo stesso Grant Morrison si è affrettato ad affermare pubblicamente.

Superman, insomma, nelle mani di Grant Morrison ha trovato ancora il modo di far parlare di sé, e di non passare inosservato nonostante le riletture delle sue linee guida ormai non si contino più. Certo, un albo è ancora poco per valutare l'intera operazione, ma l'antipasto si è rivelato intrigante, e solo il tempo potrà dirci se questo mito moderno sta davvero veleggiando verso un nuovo orizzonte o se il gusto più attraente era solo quello infilzato sul freddo ferro dell'amo.

Questa recensione è stata pubblicata anche su Fantasymagazine.



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