Pare che sia ufficiale. Il regista Zack Snyder ha dichiarato che il finale del "Watchmen" cinematografico sarà diverso rispetto a quello della celebre graphic novel di Alan Moore. I fans dell'opera di Moore sono già in fermento. Ma come? L'intera saga, in ogni sua sottotrama, si sviluppa proprio in vista del suo finale apocalittico. Che cosa aspettarsi dunque, da questo ennesimo pasticcio hollywooddiano? Le speranze che "Watchemen - il Film" sia un prodotto che punta su qualcosa in più del mero stordimento visivo stanno velocemente scemando. Ecco, comunque, l'ennesimo trailer. C'è il Comico, c'è Dottor Manhattan, c'è soprattutto Rorshash. Sicuramente vedremo andare su e giù per lo schermo tutti i personaggi che abbiamo incontrato sulle pagine di Moore. Ringiovaniti, pare, secondo l'attuale trend che bandisce ogni sospetto di maturità anagrafica dei protagonisti. E dire che "Watchemen" era anche una riflessione sugli anni perduti, sugli eroi ormai al crepuscolo e sul concetto che il mondo non può più essere protetto con l'innocenza. La produzione rassicura riguardo "I racconti del Vascello Nero", la sottotrama piratesca che sembra apparirà nel dvd sotto forma di un lungometraggio di animazione. Mah!
E' il caso di dirlo: a volte ritornano davvero. La recente moda dei "minisode", formato che sintetizza in una manciata di minuti uno show della durata di circa 40, sta permettendo il riaffiorare in rete di serial televisivi del passato, a volte pressocché dimenticati. La possibilità di vedere gratuitamente questi episodi può essere un piacevole tuffo nella nostalgia. Con vero piacere, nei giorni scorsi, ho scoperto il ritorno di "Venerdì 13 - La serie", un telefilm canadese prodotto negli anni ottanta e usato come tappabuchi da vari network italiani, spesso nottetempo a chiusura di maratone estive dedicate al cinema horror. Snobbatissima nel nostro paese, a suo tempo qualche capitolo della serie poteva essere reperito in vhs sotto il titolo "Venerdì maledetto". E' il caso di ricordare che la serie TV in questione non aveva niente a che spartire con l'omonima saga cinematografica basata sugli omicidi del mostro con maschera da hockey e machete. Niente Jason Voorhees, quindi. Questo "Venerdì 13" era un racconto gotico, basato su una sinistra bottega di rigattiere, "Curious Goods", proprietà dell'enigmatico Lewis Vandredi. Un diabolico negromante con la pessima abitudine di vendere ai propri clienti oggetti stregati, talismani seducenti che spesso fornivano al possessore un qualche vantaggio materiale al prezzo di gesti sanguinosi. Lewis, però, muore nel prologo della serie, e con ogni probabilità sprofonda all'inferno (di cui il suo negozio sembra essere l'anticamera). L'attività è ereditata da Micki (Louise Robey) e Ryan (John D. LeMay), i due giovani nipoti dell'antiquario che nulla sapevano dell'attività dello zio e che non si erano mai incontrati prima della sua dipartita. Con l'aiuto di Jack (Chris Wiggins), un erudito praticante della magia bianca, che in passato era stato socio di Lewis, dedicheranno le proprie vite a recuperare ogni oggetto stregato, in una caccia senza fine attraverso una galleria di spaventi d'ogni genere.
Il meccanismo (che oggi apparirebbe un po' ripetitivo) era semplice quanto avvincente, i personaggi erano simpatici e non mancavano episodi che mettevano realmente i brividi. Per quanto nel nostro paese questo telefilm sia passato quasi inosservato, non ha avuto un ciclo vitale brevissimo e durò ben tre stagioni, introducendo nell'ultima il personaggio di Johnny Ventura in sostituzione dello scomparso Ryan. Un episodio celebre ("Faith Healer", storia di un guanto magico che cura tutte le malattie, purché vengano passate da un individuo a un altro) fu diretto (con mano riconoscibile) da David Cronenberg. Con l'evolversi della serie, la rossa Micki divenne sempre più sensuale e selvaggia (in un episodio teneva testa persino al Marchese De Sade), Ryan sempre più cinico e divertente. Ma il mio vero beniamino era Jack, il mago amante degli oggetti antichi. Una figura paterna rassicurante, doppiato in italiano dal grande Gianni Musy. Il minisode che allego al post è proprio l'episodio pilota, in versione Bignami e in lingua inglese. Peccato che l'operazione riassunto abbia lasciato fuori una battuta per me mitica. Nel finale, Micki soccorre la bambina e mormora: "Per fortuna sta bene!". Ryan subito ribatte: "Come no! Tra quindici anni di psicanalisi sarà come nuova!". Era "Venerdì 13 - La serie". Ingenua quanto vuoi... ma un po' mi manca.
Che cos'hanno in comune pellicole storiche come "Ultimatum alla Terra", " Gli Uccelli", e classici più relativamente recenti come "Robocop", "Nightmare on Elm Street" e "La Febbre del Sabato sera"? La risposta è evidente quanto disarmante. Tutti questi film, che per una ragione o per l'altra hanno lasciato un'impronta più o meno rilevante nell'immaginario cinematografico, sono attualmente oggetto di remake da parte di un'industria hollywooddiana che ormai sforna titoli con la stessa logica con cui si arrostiscono gli hamburger. Niente di nuovo, lo so. Ma per un cinefilo, lo shock è devastante quando viene annunciata l'ennesima, sacrilega riproduzione. La prossima vittima illustre a subire il lifting della decadente industria statunitense sarà nientemeno che "Il Pianeta Proibito"(Forbidden Planet), classico del 1956 diretto da Fred McLeod Wilcox. Rivedremo quindi Robbie Robot (si suppone con un look aggiornato e cool secondo le nuove tendenze) e scopriremo come la sensibilità dello show business di oggidì deciderà di riadattare il sottotesto shakespereano del racconto, ispirato - ricordiamo - a "La Tempesta". Notiziona per i nerd. Lo script del nuovo "Forbidden Planet" sarà firmato da J. Michael Straczynski, autore della serie televisiva "Babylon 5" e oggi noto anche nel mondo del fumetto per una lunga (e discussa) gestione dell'Uomo Ragno. Produttore del film sarà Joel Silver, che ricordiamo come artefice della trilogia di "Matrix". Che dire...? All'inizio della "Bohème" di Giacomo Puccini, il personaggio del filosofo Collin entra in scena cantando: «Già dell'Apocalisse appariscono i segni...». Mi scopro a pensare la stessa cosa ogni volta che Hollywood annuncia un nuovo remake. Qui non si tratta solo di carenza di idee, ma soprattutto di smisurata, vergognosa ignavia e deriva culturale. Lo interpreto come un sintomo di torpore intellettuale e di un progressivo adagiarsi sulla fatica di chi ci ha preceduto. Hollywood sta bruciando, consumata dalla sua stessa smania di incassi facili. Ma è un fuoco che dilaga e che lambisce pericolosamente i confini della cultura e della comunicazione, e non solo negli Stati Uniti. Tra quanto, ci chiedevamo alcuni giorni fa, tra amici, ci vedremo proporre una versione aggiornata anche dei grandi classici della letteratura? Quanto ci vorrà a qualche editore rampante per svegliarsi una mattina e decidere che se i ragazzi italiani non sono attratti dalla lettura dei "Promessi Sposi", forse è giunto il momento di svecchiare il romanzo di Manzoni e di affidarne una riscrittura "giaaaavaaane" a Federico Moccia? Siamo sicuri che questo sia solo un assurdo scherzo? Può darsi che a un cinefilo come me, l'annunciato rifacimento di "Forbidden Planet" faccia un'impressione eccessiva. Intanto, la lista dei titoli in (ri)produzione si allunga ogni giorno in modo preoccupante. Basta digitare la parola remake su Google, e scoprirete che sono in lavorazione anche i cloni di "Higlander", "Capricorne One", "L'ultima casa a sinistra", e chi più ne ha più ne metta. Più che triste o sciocco, il fenomeno si fa inquietante.